Cara Ginevra,
quando c’è stato il terremoto avevo 32 anni ed ero a casa mia. Alla prima scossa pensavo fosse un camion, la seconda ci ha impaurito ancora di più e ci siamo precipita% fuori di casa. Lì abbiamo visto i comignoli caduti e ci siamo preoccupati ancora di più, l’unico pensiero che avevamo era che si potesse aprire in due la strada.
La prima cosa che abbiamo fatto è stato chiamare nostra figlia Elena e rassicurarla, le ho detto che noi stavamo bene e che la casa non aveva subito danni se non qualche crepa e che non sarebbe più accaduto. Se ci ripenso ricordo il cielo rosso per colpa della polvere e i tetti delle case caduti che schiacciavano le persone mentre gridavano. Nei giorni successivi ci siamo trasferiti% fuori città, in una casa in costruzione perché stare in appartamento non era sicuro.
Di notte si dormiva poco, si pensava ai lavori da fare, alle fare che dei soccorritori e ai conoscenti che erano morti nelle zone più colpite.
Nelle settimane successive siamo tornati ai nostri lavori, aiutavamo partecipando alle collette ed io ho aiutato la protezione civile in alcuni interventi diretti.
Se c’è una cosa che voglio insegnarti con il mio racconto è che i fenomeni naturali sono imprevedibili e possono essere disastrosi. Per questo non vanno sottovalutati e bisogna prepararsi con esercitazioni di sicurezza sopratutto per voi giovani.
Con affetto,
il tuo nonno, Gianfranco
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