Concorso 50° terremoto

9 – 1976, racconti di una catastrofe

Avevo 4 anni e stavo dormendo quando d’un tratto ci fu una forte scossa, sul momento il nostro ospite, uno dei migliori amici di mio padre era l’unico a sapere cosa stava succedendo, in seguito siamo usciti di casa; era come se il mondo stesse finendo. Quella notte dormimmo sul furgone più grande che avevamo preso dalla nostra fabbrica, io pensavo fosse un gioco, un divertimento, ma allo stesso tempo avevo paura perché vedevo le facce dei miei genitori e dell’amico molto preoccupate, mi addormentai e sognai che c’erano delle crepe sul pavimento, lava che fuoriusciva.

Al risveglio stranamente era mezzogiorno, controllammo se la casa era a posto, per fortuna era solo caduta qualche tegola, in seguito salutammo il nostro ospite. Successivamente mio nonno, che era muratore, costruì una casetta in legno dove potemmo dormire le notti successive tutti i nipoti in tre letti a castello. Poi mi sono avvicinato alla grande quercia dove giocavo, ma i miei genitori dissero di non avvicinarmi perché poteva cadere per colpa di un’altra scossa. Nei giorni successivi nella casetta ho sentito un cigolio e mi è venuto un forte mal di stomaco.

La seconda scossa eravamo in azienda quando la sentimmo abbiamo cercato di tornare a casa, ma avevamo molta paura. Due settimane dopo siamo andati ad aiutare a Gemona, Pontebba, e in Carnia portando cibo, acqua e cure mediche dagli ospedali vicini seguendo i militari delle caserme.

Crescendo non ho mai capito se era un gioco oppure no, quindi sono rimasto con questo dubbio, ma all’alba dei 9 anni un’età che era abbastanza adatta per poter finalmente capire se era veramente un gioco, mio padre mi ha spiegato che non era un gioco, ma era una cosa molto seria e non ci si doveva scherzare sopra e dopo tutti questi anni credo ancora che sia un gioco, non so il perché e neanche il come, ma so che accade un altro terremoto come questo ci si deve aiutare l’un l’altro perché poi, anche tu potresti aver bisogno d’aiuto.

 

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