Concorso 50° terremoto

8 – Il terremoto.

Era il 6 maggio 1976, era un giovedì, tornando da scuola, andai a giocare con i miei amici. Eravamo indecisi se giocare a calcio o basket e la maggioranza votò calcio. La partita era appena cominciata e feci subito un gol; subito dopo ne rifeci un altro e quindi eravamo due a zero. Mia mamma gridò: “è pronto il pranzo!” e così corsi subito da lei. Dopo pranzo ritornai a giocare a calcio con i miei amici. L’altra squadra fece un gol,quindi eravamo due a uno. Erano già le sei del pomeriggio ed il punteggio era ancora due a uno, mancavano ancora 10 secondi alla fine della partita: avevo la palla, tirai e feci gol. Eravamo tre a uno, le nostre madri ci chiamarono per cena e io raccontai tutto al papà e alla mamma.

Erano le 08:59, ero in bagno per fare pipì e non sapevo che sarebbe iniziato ora il brutto della giornata. Stavo scendendo dalle scale del bagno, venne il terremoto e mia madre urlò: “Vieni fuori c’è un terremoto!”. Io sentii un boato mentre le piastrelle si rompevano.

Appena uscito, la casa tremò, le finestre si ruppero e il tetto cadde.

Io sentivo le gambe tremare, sentivo il cuore battere a 1000, le mani mi tremavano, i miei occhi erano completamente spalancati e le mie orecchie continuavano a sentire questo forte rumore.

Io provai la disperazione per la casa, la paura per i familiari e la gioia perché io e miei genitori eravamo vivi, l’ansia e l’inquietudine che non riaccadesse un’altra volta, insieme alla speranza di rivedere i miei amici. In quelle due ore prima che arrivassero i pompieri sentivo le urla intorno e vedevo delle persone che spostavano le macerie.

Quando arrivarono i pompieri, le ambulanze e i militari per i primi soccorsi, iniziarono a cercare tra le macerie, noi li aiutavamo e quando i pompieri dicevano di stare in silenzio noi facevamo come dicevano.

Qualche giorno dopo arrivarono altre persone da tutta Italia ad aiutarci e a ricostruire le case e a montare le tende per tutti noi.

Ancora oggi, quando ripenso a quei giorni, riprovo le stesse emozioni che vivevo in quel momento.

 

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