Concorso 50° terremoto

4 – La voce tremante della terra. Il Friuli non dimentica

“Era il 6 maggio 1976, ero a casa da sola ed avevo 23 anni”.

Queste sono le prime parole che mia nonna Daniela ha pronunciato quando le ho chiesto di raccontarmi come ha vissuto il terremoto in Friuli. I suoi occhi parlavano più delle sue parole…

Continuò poi così: “Abitavo a San Giovanni al Natisone in un appartamento al secondo piano ed improvvisamente tutto intorno a me ha iniziato a tremare. D’istinto sono scappata giù, mi sentivo impaurita e scioccata perché non sapevo che cosa stesse succedendo. Tutto il vicinato era fortemente scosso e, una volta capito che quella che avevamo appena sentito era stata “la voce tremante della Terra”, ho cercato di mettermi in contatto con i miei familiari che abitavano in un piccolo paese nelle vicinanze di Cividale del Friuli, Prestento. La scossa anche lì aveva provocato qualche danno alle case, alcune crepe ben visibili sui muri ma soprattutto tanta paura dentro tutte le persone che abitavano quelle case rimaste vuote. La mia mente è subito andata a mio fratello Luigino, che si trovava al lavoro in caserma a Gemona del Friuli, uno dei paesi più colpiti. Lì infatti quasi tutti gli edifici crollarono e ci furono tantissimi feriti. Ancora oggi ripenso a quando non riuscivamo ad avere sue notizie e solo il giorno dopo ci informarono che era rimasto intrappolato per tutta la notte sotto le macerie e che era stato portato in ospedale dopo il suo ritrovamento. L’attesa è stata straziante, ma la speranza continuava a darci forza. Miracolosamente si salvò, ma questo avvenimento sconvolgente lasciò per sempre in lui un segno indelebile, tanto da non riuscire quasi nemmeno più a parlarne”.

Il suo racconto mi stava emozionando e le chiesi come affrontarono questi giorni di sofferenza. Mi rispose che, come tantissime altre persone, anche lei e i suoi genitori preferirono dormire per diversi giorni in tende provvisorie costruite in giardino o in cortile, proprio per la paura di altre scosse o crolli improvvisi. Dormire era infatti la cosa più preoccupante.

Poi aggiunse: “Facendoci forza uno con l’altro, abbiamo ricominciato a sistemare le abitazioni ed anche le fabbriche per poter riprendere il più rapidamente possibile il lavoro. Il periodo della ricostruzione è stato molto faticoso sia fisicamente che mentalmente, ma ha unito tanto le persone. Dai soccorritori, ai volontari, alle famiglie vicine, agli stessi sconosciuti che con coraggio poi sono diventati una spalla destra, tutti hanno dato un grandissimo contributo per il ritorno alla quotidianità”.

La nonna quasi si commosse quando le chiesi di dirmi quali pensieri avesse per noi giovani…Le sue parole mi hanno colpito molto perché mi hanno fatto capire che da un evento tragico come questo è l’unione che fa la forza e che l’aiuto reciproco è ciò che può fare la differenza nei momenti di difficoltà. Questo resta anche per tutto il nostro Paese un grande esempio di solidarietà e condivisione.

La “voce della Terra” ha fatto, fa e farà parte della natura, ma la cosa più importante è rispettarla e quanto più possibile essere preparati ad affrontarla.

 

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