Concorso 50° terremoto

3 – Il terremoto in Friuli del 1976 raccontato dai miei nonni

Qualche giorno fa, in occasione del 50° anniversario del terremoto, il nostro maestro di religione ci ha proposto di partecipare a questo concorso sul Terremoto del Friuli.

Io non sapevo che ci fosse stato un terremoto così devastante in Friuli. Così ho deciso di intervistare i miei nonni…

Ho iniziato con mio nonno Loris, che quel giorno aveva 32 anni e si trovava in casa a San Giovanni al Natisone con mia nonna Liviana che ne aveva 27, e mio zio Massimo che non aveva ancora compiuto 5 anni.

Nonno Loris mi ha raccontato che il terremoto lo ha colto di sorpresa e quando è arrivata la scossa il suo primo pensiero è stato quello di mettere al sicuro suo fi glio piccolo: è fi lato in camera, l’ha preso ed è corso giù per le scale dell’appartamento. Quando è uscito si è reso conto che ormai era sera, erano le 21:00.

La nonna Liviana ha avvertito un boato molto forte e sconosciuto che l’ha terrorizzata, pensava che fosse esplosa una bomba nel deposito di munizioni vicino a casa. Poi è arrivata la scossa e hanno iniziato a formarsi delle crepe nei muri. Impauriti sono scappati in piazza e hanno capito che si trattava di un terremoto.

Nonna Mariucci, che aveva 25 anni, invece, si trovava in macchina sulla strada Napoleonica verso Codroipo e ha sentito solo la macchina oscillare in modo strano. Si è accorta che si trattava di un terremoto solo quando ha visto i camini e le tegole caduti e tutta la gente fuori in piazza. Sconvolta è corsa a casa a San Vito al Tagliamento, la sua casa era nuova e intatta, ma era impaurita e preoccupata perché era mancata la luce e la linea telefonica.

Fortunatamente i miei nonni hanno avuto pochi danni, solo qualche crepa nei muri e gli oggetti caduti dalle mensole, poiché il loro paese era distante dall’epicentro. Non hanno avuto amici o parenti che hanno subito grossi danni.

Nonna Mariucci mi ha raccontato che le cugine di sua mamma che vivevano a Tarcento avevano perso la casa e si trovavano in grande diffi coltà, anche perché avevano bambini piccolissimi.

Il nonno Loris mi ha detto che in quei momenti si sentiva spaventato, preoccupato per la catastrofe che avevano subito i paesi dell’epicentro del terremoto.

Nonna Liviana mi ha detto che si ricordava di essersi sentiva terrorizzata e con un forte choc.

Nonna Mariucci ricorda di essersi sentita sconvolta, preoccupata e ha cercato di contattare i parenti e uno zio molto anziano.

Nonno Loris mi ha detto che nei suoi ricordi , sono fi sse delle immagini di distruzione, persone ferite e decedute.

La nonna Liviana ha raccontato che il ricordo peggiore è stato quando non sapeva cosa stesse succedendo perché nessuno le aveva mai raccontato come fosse un terremoto, le persone che urlavano e piangevano nel buio pesto, successivamente vedere le case rotte e l’estrazione delle persone dalle macerie: la tristezza di vedere persone estratte morte, la speranza per quelle vive.

Nonna Marucci mi ha detto che le sono rimaste impresse le immagini di distruzione totale di ogni paese, le tendopoli che erano state allestite e le persone che non volevano lasciare la propria casa.

Mio nonno Loris mi ha raccontato che i suoi genitori gli avevano detto che anche nei tempi passati il Friuli ha subito grandi terremoti e lo hanno rassicurato dicendogli che la situazione si sarebbe calmata. Loro fi glio era troppo piccolo per capire, lo hanno però tranquillizzato.

Nonna Liviana ha detto che i suoi genitori le avevano raccontato di aver avvertito lievi scosse che non avevano spaventato e o fatto danni. Mio fi glio troppo piccolo per comprendere.

Nonna Mariucci ha raccontato ai suoi fi gli la paura che ha avuto e gli ha raccomandato di costruire case sicure per non rivedere scene cosi disastrose.

Nonno Loris mi ha detto che nei primi giorni dopo il terremoto non hanno osato entrare in casa, bensì hanno dormito in auto per una settimana, fi no a quando le scosse di assestamento si sono diradate.

Nonna Liviana mi ha raccontato, essendo precluse le consuete attività e sempre in stato ansioso, ha dormito in auto trasferendosi nel giardino dei genitori.

Nonna Mariucci mi ha detto che ha ospitato una cugina con le sue fi glie a casa sua perché erano rimaste senza essa e le piccole si erano ammalate sotto le tende.

Nonno Loris mi ha raccontato che le sue paure e tristezze in quei giorni ricadevano sulle popolazioni piu’ colpite, pensieri per come aiutare i piu’ bisognosi, anche nella necessità di ospitare persone che avevano perso la casa.

Nonna Liviana mi ha detto che il pensiero ricorrente è stato rivolto alle persone duramente colpite negli aff etti e nella perdita della propria casa costruita con tanti sacrifi ci.

Nonna Mariucci mi ha raccontato che per alcune notti ha avuto dei terribili incubi, la paura è stata che tornassero le scosse e che la casa nuova crollasse.

Nonno Loris mi ha detto che non ha partecipato direttamente agli aiuti, perché il loro lavoro li impegnava; però ha contribuito in denaro dandolo alla protezione civile che era appena stata fondata.

Nonna Liviana mi ha raccontato che non ha partecipato materialmente alla ricostruzione, bensì contribuendo con donazioni.

Nonna Mariucci mi ha detto che ha visto tantissimi volontari, gente che veniva dall’ estero per aiutare anche ospitando la gente nelle proprie case; comunque ha aiutato le sue cugine e le loro fi glie ospitandole a casa sua.

Nonno Loris vorrebbe dire ai giovani di oggi di essere solidali con le persone tuttora colpite da calamità e gli augura che non gli succeda la tragedia che è successa a loro.

Nonna Liviana augura ai giovani di oggi che non gli capiti di vivere un’ esperienza così devastante, triste e di apprezzare ogni istante della propria vita che è un dono prezioso.

Nonna Mariucci vorrebbe dire ai giovani di oggi che quando si collabora si riescono a raggiungere obbiettivi impensabili e il Friuli ne è stato una dimostrazione.

Capisco benissimo che questo terremoto ha causato distruzione, terrore, paura e tante altre emozioni negative, ma ci ha insegnato che bisogna far lavoro di squadra, che non bisogna arrendersi davanti ai momenti piu’ diffi cili, quando si lavora insieme si fanno meglio le cose, si fa star meglio le persone tenendogli compagnia anche nei momenti piu’ bui e sconfortanti, portandogli conforto, positività e speranza.

Spero che questo riepilogo raccontato al 100% dai miei nonni vi sia piaciuto.

 

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