Una tappa storica che, attraverso lo sport, “parla” di memoria, identità, riconoscenza e sguardo al domani. Sabato 30 maggio in regione arriverà il Giro d’Italia di ciclismo, con quella che sarà l’ultima tappa dell’edizione 109 – la Gemona-Piancavallo –, prima di lasciare spazio alla frazione “passerella” lungo le strade di Roma.
In omaggio al Friuli rinato dopo il terremoto del 1976, la partenza della gara è fissata in uno dei luoghi simbolo del sisma – che appena il 3 maggio ha ospitato la Santa Messa con il cardinale Matteo Zuppi, in ricordo delle quasi mille vittime del terremoto, e per ringraziare le migliaia di volontari accorsi a sostegno delle comunità friulane –: la caserma Goi-Pantanali dove la notte del 6 maggio di 50 anni fa persero la vita 29 giovani alpini.

Un evento attesissimo che, come evidenzia Paolo Urbani, presidente del comitato locale di tappa, sarà ancora una volta l’occasione per sottolineare l’esempio dei friulani che – dall’immane tragedia costata quasi mille morti – hanno saputo rialzarsi.
Urbani, considerando che la tappa non è un evento qualunque, quali sono le sensazioni che sta vivendo in questi giorni?
«In particolare per me che sono di Gemona è un mix di orgoglio e di emozione, insieme alla consapevolezza che abbiamo la responsabilità di portare al mondo, grazie al Giro d’Italia, una cartolina del nostro Friuli ricostruito».
Il tragitto, infatti, sarà piuttosto particolare…
«La tappa, dopo Gemona, attraverserà tutti i comuni disastrati: Venzone, Osoppo, Buja, Artegna, Tarcento, Nimis, Tricesimo, Colloredo di Montalbano, Majano e Forgaria in provincia di Udine, per poi andare in provincia di Pordenone attraversando Anduins, Vito d’Asio, Clauzetto, Travesio, Meduno, Maniago, Montereale Valcellina, Aviano e poi la doppia salita del Piancavallo, che è una vera novità, con la discesa verso il Lago di Barcis e, quindi, la risalita da Aviano».
E in gara ci sarà anche una “componente” friulana, aumentando l’orgoglio e rendendo la tappa ancora più emozionante…
«Quest’anno, purtroppo, a rappresentare il nostro Friuli ci sarà solo Jonathan Milan, oltre al direttore sportivo Franco Pellizotti. Credo però che Jonathan possa inorgoglire tutto il popolo friulano».
Immaginiamo migliaia di telespettatori ad ammirare la nostra terra. Grazie ad un evento corale. Nel tempo abbiamo sempre raccontato che iniziative di questo genere si concretizzano grazie a tante mani che si intrecciano. Vogliamo ricordare “l’impalcatura” che c’è dietro, a partire dai volontari e passando per le istituzioni?
«Sicuramente è una tappa molto complessa che necessita di flussi finanziari adeguati e per questo voglio ringraziare prima di tutto gli sponsor privati che ci sostengono, affiancando le istituzioni. Naturalmente dietro all’evento c’è un popolo di volontari, e non solo, che lavora. Ci sono le Forze dell’ordine, Promoturismo, chi asfalta le strade come Fvg Strade, l’assistenza sanitaria e, al proposito, il mio grazie va alle Aziende sanitarie, al Soccorso alpino, alla Croce Rossa, alla Sores, all’Elisoccorso. Dietro alla mia persona, ci tengo a ribadirlo, c’è una squadra che lavora, con centinaia e centinaia di operatori. È una squadra che il compianto patron Enzo Cainero ha saputo costruire con professionalità e il frutto di tutto questo impegno lo vedremo sabato 30 maggio».
A proposito, ricordiamo che lei ha raccolto un’eredità preziosa dalle mani di Cainero, mancato a gennaio 2023. Urbani, di questa tappa Cainero sarebbe stato piuttosto orgoglioso, cosa si immagina le avrebbe detto al proposito?
«A lui sarebbe piaciuta perché è una tappa di quelle in cui “si alza l’asticella”, per dirla con le sue parole. Per la prima volta, ed è un’assoluta novità, faremo due volte la salita del Piancavallo. E poi il lato sportivo si unisce al fatto che il popolo friulano ama tanto il Giro d’Italia che arriva nel momento del ricordo dei 50 anni del terremoto. Un mix di ingredienti che, ne sono certo, a Enzo sarebbe sicuramente piaciuto…».
Cainero ogni anno aveva già la mente all’edizione successiva della Corsa Rosa. Lei cosa ci può dire del Giro 2027?
«Ci aspettiamo tutti qualche sorpresa. Intanto, la Regione ha fatto un grosso regalo con il brand “Io sono Friuli Venezia Giulia”, una sponsorizzazione che sicuramente fa fare un salto di qualità all’evento. Credo che l’Amministrazione regionale continui sulla strada degli investimenti e noi non faremo mancare il nostro supporto».
Torniamo a questa festa dello sport che ci si appresta a vivere sabato 30 maggio. Azzardiamo qualche previsione per la vittoria finale: chi salirà sul gradino più alto del podio?
«Il favoritissimo è sicuramente il danese Jonas Vingegaard, dunque il Giro lo può perdere solo lui. Pensando però alla possibilità di qualche outsider, mi auguro possa essere l’italiano Pellizzari».
Urbani, sicuramente in questi anni in cui ha avuto in mano il timone delle tappe friulane avrà avuto riscontri positivi sul suo operato. Cosa le è rimasto nel cuore?
«Le parole che più mi confortano sono sentirmi dire che sono il degno successore di Cainero. È sempre qualcosa che mi colpisce…».
In conclusione, le chiedo un pensiero per tutti quelli che saranno sul percorso ad applaudire i ciclisti, per i volontari, per gli spettatori in tv compresi i nostri corregionali che seguiranno dall’estero questa tappa storica, già pronta a lasciare il segno legando il ricordo del terremoto al ciclismo, sport che per la sua particolarità è spesso definito metafora della vita…
«Il mio augurio è che prima di tutto ci sia una bella giornata di sole e, quindi, un’occasione di gioia per tutti, di splendido sport e di emozionanti ricordi. E che l’evento possa entrare negli annali del ciclismo italiano e non solo».
Monika Pascolo














