Le cime della Carnia, imbiancate a sorpresa dalla neve degli ultimi giorni, brillano sotto un sole limpido che sembra voler benedire il ritorno di una delle tradizioni più antiche e popolari dell’arco alpino. Domenica 17 maggio, nella solennità dell’Ascensione, il colle di Zuglio si è popolato di mille colori e di tanti fedeli: un popolo silenzioso ma fiero, giunto non solo dalle valli carniche e dal resto del Friuli, ma anche dalla Carinzia, dalla fascia pedemontana e persino dalla Sicilia. Tutti quassù, alla millenaria Pieve di San Pietro in Carnia, per partecipare al suggestivo rito del Bacio delle Croci.
Le croci astili delle diverse parrocchie, ornate a festa con nastri e fiori multicolori, sono salite lungo i sentieri del monte per convergere sul colle della “Pieve madre”. Lì, in un gesto di straordinaria intensità simbolica che affonda le radici nei primi secoli del cristianesimo aquileiese, si sono inchinate l’una verso l’altra per lo scambio del “bacio”: segno tangibile di comunione, fraternità e comune appartenenza a una storia millenaria.

Il messaggio del card. Zenari: «Queste croci ci aiutano a portare i pesi gli uni degli altri»
L’edizione di quest’anno ha dovuto fare a meno della presenza fisica del cardinale Mario Zenari, già Nunzio Apostolico in Siria e per ben 17 anni titolare della cattedra di San Pietro in Zuglio. Il porporato ha però voluto inviare un messaggio toccante, letto all’inizio della celebrazione. Nelle parole di Zenari, il colle di Zuglio diventa un riflesso del Monte degli Olivi a Gerusalemme. Il Cardinale ha ricordato con commozione la presenza tra i simulacri della Croce di Maaloula, la reliquia che lui stesso portò dalla Siria qualche anno fa: «Testimone dell’immane sofferenza di tutta una nazione e dei cristiani in particolare, simbolo del dolore di tutto il Medio Oriente. Vedendo tutte queste croci portate con tanta fede, viene spontaneo pensare all’esortazione di San Paolo: “Portate i pesi gli uni degli altri”».
La solenne celebrazione eucaristica è stata presieduta da monsignor Giordano Cracina, affiancato dai parroci della zona, mons. Harry Della Pietra e mons. Ivo Del Negro. Cracina ha pronunciato un’omelia vigorosa, un vero e proprio “manifesto” per il futuro della montagna friulana, articolato su tre pilastri: l’identità del territorio, il senso profondo del dolore e il legame indissolubile tra la terra carnica e la Chiesa universale.

L’amore per la propria terra contro lo spopolamento
In lingua friulana, monsignor Cracina ha scosso le coscienze dei presenti sul tema caldo dello spopolamento delle terre alte. Citando il progetto del “Cammino delle Pievi”, ha rivolto una domanda diretta ai fedeli: «Tu, vuoi bene al tuo paese? Ti senti legato a esso, o ci vieni solo ogni tanto per le vacanze?»
Pur riconoscendo il dramma dei giovani costretti a emigrare per lavoro, il presule ha lodato l’eroismo di chi resta o di chi sceglie di tornare, esortando a valorizzare circoli, associazioni e l’artigianato locale. Ha poi ricordato il ruolo centrale della chiesa parrocchiale, definita, con una celebre metafora di Papa Giovanni XXIII, come «la fontana del villaggio», un bene dove ci si disseta e che non appartiene alle Curie ma ai paesani stessi.
Il pensiero è andato anche alle eccellenze del territorio: da Paularo con la sua Festa dei Misteri, a Sutrio e Ovaro per il turismo sostenibile (esaltando i percorsi di “Carnia Bike” e il mototurismo rispettoso dell’ambiente), fino alle grandi figure del passato e del presente. Tra questi, l’Arciconfraternita del “Baston di San Pieri”, i compianti pastori mons. Pietro Brollo e mons. Elio Venier, e la straordinaria novantenne Madre Luisa Candotti, suora di Forni di Sotto, che ancora oggi definisce la sua vecchiaia come un modo per «fare pubblicità alle meraviglie del Signore».

Il senso del dolore e il rifiuto del folklore sterile
Nel secondo passaggio, Cracina ha affrontato il mistero della sofferenza. Le croci non sono ornamenti da mostrare con orgoglio identitario o folklore passeggero. Nella vita di ogni famiglia arrivano la malattia, la disoccupazione, le preoccupazioni per i figli: «Nelle prove più dolorose dobbiamo tenderci la mano. Bisogna reagire con pazienza e fiducia, affidandosi alla preghiera e ai sacramenti che spesso fanno bene alla mente e allo spirito più degli psicofarmaci».
Il bacio delle croci, ha avvertito il sacerdote, deve essere un’offerta autentica del proprio dolore e non un «gesto ipocrita che ricordi il tradimento di Giuda».

Comunione e dimensione universale della fede
Infine, l’omelia ha toccato il tema della comunione con i defunti, ribadendo la tradizione cattolica della sacralità dei corpi e della conservazione delle ceneri nei luoghi sacri in caso di cremazione.
A dimostrazione di come Zuglio sia un centro spirituale di respiro oltre i confini regionali mons. Cracina ha salutato con orgoglio l’attuale titolare della Pieve, il vescovo messicano mons. Pedro Sergio de Jesús Mena Díaz, il quale, pur servendo la Chiesa oltreoceano, mantiene un legame telefonico ed epistolare strettissimo e fiero con la comunità carnica.

Un sogno nel cuore: l’auspicata visita del Papa
A conclusione della liturgia, mons. Cracina ha condiviso con l’assemblea un auspicio che ha emozionato i presenti: la speranza che, in occasione di un futuro viaggio apostolico in Friuli nella storica sede di Aquileia, Papa Leone XIV possa visitare — o anche solo sorvolare — l’antico colle di Zuglio.
Poter mostrare al Pontefice la millenaria Pieve di San Pietro significherebbe offrire allo sguardo del Vicario di Cristo un luogo che testimonia il radicamento profondo del cristianesimo delle origini in Friuli. Un avamposto di pietra, fede e memoria che da secoli continua a parlare al cuore dei pellegrini, ricordando a tutti che la Carnia non vuole arrendersi, ma intende continuare a guardare “in alto”, proprio come le sue croci fiorite.
Bruno Temil














