Commento al Vangelo

«Manda il tuo Spirito, Signore»

Commento al Vangelo del 24 maggio 2026,
Pentecoste
Gv 20, 19-23.

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrerò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Parola del Signore.

A cura di don Raymond Darkwah

«Pace a voi». Poi «soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo”». La pace e lo Spirito Santo sono i due doni che il Signore risorto offre nella sua prima apparizione ai discepoli. La liturgia di questa domenica nella solennità di Pentecoste ci fa rileggere questo brano del vangelo a conclusione del tempo pasquale.

L’evangelista Giovanni, a differenza di Luca, colloca il dono dello Spirito Santo ai discepoli nello stesso giorno di Pasqua. Il contesto dei due episodi narrati sia da Luca che da Giovanni però è uguale. Ai discepoli, chiusi dentro se stessi e chiusi al mondo fuori per timore di essere arrestati, il Risorto si fa presente, fa loro il dono della pace e dello Spirito.
«Pace a voi» dice Gesù risorto, poi mostra loro il segno della sua passione.

Annota l’evangelista che i discepoli gioirono al vederlo. Una gioia che indica la nuova speranza riaccesa nei loro cuori. Un popolo rigenerato dal soffio del Signore Risorto. È quello stesso soffio di vita che fa diventare l’uomo un essere vivente all’inizio della creazione secondo il racconto di Genesi 2. Lo Spirito donato ai discepoli dal Risorto la sera di Pasqua li ri-crea e fa di loro un popolo che non avrà più paura di uscire per attraversare le strade del mondo annunciando la morte e la risurrezione di Gesù.

La pace e lo Spirito Santo. Lo Spirito dona la pace, la pace è il segno della presenza dello Spirito. Tutta la Chiesa oggi invoca dal Padre questo grande dono di Cristo Risorto. Lo attendiamo oggi più che mai per poter uscire anche noi dalle nostre paure e dalle nostre incertezze. Per uscire dalle nostre false sicurezze che a volte come Chiesa costruiamo attorno a noi, che ci fanno evitare il confronto con il mondo, che in questi nostri giorni in modo particolare ci chiede quale sia la nostra vera identità come credenti.

Allora con il salmista noi oggi gridiamo al Signore: «Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra». Mandaci il fuoco divino per destarci dai nostri sonni, per infondere vita dentro le nostre ossa aride e farci uscire dai nostri cenacoli fatti di paure e false sicurezze, per poter testimoniare la presenza del Signore nel mondo.

«A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati», dice il Signore. Lo Spirito Santo dona il perdono, riconcilia, cuce legami e crea unità. Con il dono dello Spirito, il Risorto dona anche il suo perdono alla Chiesa. Dove non c’è la riconciliazione con Dio, dove non si vive in pace nella relazione con i fratelli e con se stessi non c’è lo Spirito di Cristo. Perché lo Spirito crea unità all’interno della Chiesa. Lo spirito è forza di unità e comprensione nelle diversità come è successo nel giorno di Pentecoste secondo gli Atti degli apostoli.

San Paolo nella seconda lettura sottolinea con una metafora somatica questa unità che lo Spirito crea all’interno della comunità ecclesiale. La comunità abitata dallo Spirito è dove le nostre diversità di carismi, culture, idee personali non diventano motivi di scandalo e ostacolo, ma fanno crescere il corpo di Cristo.
Allora continuiamo ad invocare oggi: Vieni Santo Spirito nelle nostre vite e comunità ecclesiali, piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido e drizza ciò che è sviato.
don Raymond Darkwah

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