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Un nuovo libro ripercorre i cento anni de La Vita Cattolica

Con un rapidissimo calcolo, in questi suoi (primi!) cento anni di pubblicazione, La Vita Cattolica ha dato alle stampe oltre 5.000 edizioni. Un numero sufficientemente elevato per poter «leggere un secolo di storia friulana», come recita il sottotitolo di un volume che, quella storia, la riassume in modo puntuale e dettagliato. Si tratta di una pubblicazione chiamata «La Vita Cattolica 1926-2026», appena pubblicata dall’Istituto Pio Paschini nella collana “Fonti e ricerche per la storia della Chiesa in Friuli”. Il volume – che curiosamente conta 365 pagine, come se volesse offrire una pagina al giorno per un intero anno di festeggiamenti – è edito da Forum editrice universitaria e racchiude il minuzioso lavoro del professor Ivan Portelli, docente di storia e filosofia all’educandato Uccellis di Udine, oltre che presidente dell’Istituto di storia sociale di Gorizia. Il volume, peraltro, è disponibile presso gli uffici de La Vita Cattolica, in via Treppo 5/B a Udine.

Professor Portelli, il titolo del suo volume recita “La Vita Cattolica 1926-2026. Leggere un secolo di storia friulana”: di che tipo di pubblicazione si tratta?

«Ho voluto leggere effettivamente il settimanale, quindi ciò che propone il volume è effettivamente una lettura di cento anni, in modo da far emergere la linea del giornale in questo lungo periodo. Così, in controluce, si può leggere la storia friulana e quella della Chiesa locale.»

In vari frangenti, il settimanale diocesano è stato una “bussola” per l’intera comunità locale (non solo ecclesiale). Cosa lo ha reso tale?

«Da un lato, Vita Cattolica è il settimanale ufficiale della Chiesa udinese; come tale, propone una linea precisa nell’interpretare la vita della società, ponendosi come guida ai fedeli. Nel corso di questi anni le posizioni del settimanale sono talvolta cambiate perché in un secolo così complesso è cambiata anche la Chiesa. Un altro aspetto è sapere leggere il territorio ed essere capaci di ascoltarlo.»

Cosa significa “ascoltare il territorio”?

«Vuol dire sapervisi inserire, sentirne le pulsazioni, i cambiamenti, conoscere le persone. È fare in modo che le comunità che compongono la Diocesi di Udine e il Friuli possano trovare in questo settimanale una cassa di risonanza importante, un luogo di dialogo. In un secolo in cui succede veramente tanto, i cambiamenti della società sono stati talmente profondi che è cambiato effettivamente il modo di rapportarsi col lavoro, con la famiglia, con la Chiesa stessa.»

In che modo La Vita Cattolica, in un secolo, ha saputo interpretare queste istanze? Quali voci ha alzato?

«Vediamo innanzitutto i diversi stili di governo episcopale: ogni Vescovo ha un suo modo di relazionarsi con il territorio, di costruire la Chiesa. Però in tutto questo possiamo trovare anche dei rapporti importanti con la società e troviamo delle espressioni significative. Essere Chiesa in Friuli significa anche tener conto della realtà culturale e territoriale.»

Alcuni esempi?

«Il tema della friulanità ricorre in tutto questo secolo, con declinazioni diverse e con rapporti differenti con il mondo politico, culturale e sociale. Negli anni del fascismo si pubblicavano le poesie in friulano di Pre’ Zaneto: il fatto stesso di essere scritte in friulano portava una certa distanza con il regime, tanto che a un certo momento le poesie non furono più scritte in friulano. Poi, negli anni ‘50 e ‘60 i temi della società che deve essere cristianizzata: il rapporto con la politica, con la DC in particolare, era molto forte. Nel corso del tempo, tuttavia, assistiamo a una differenziazione di questa relazione: un po’ alla volta la Chiesa prende le distanze, capisce di essere diversa da un partito politico. Questo permette al settimanale diocesano e alla Chiesa udinese di assumere posizioni abbastanza forti rispetto al vivere sociale.»

Come dopo il terremoto…

«Il tema della ricostruzione divenne un pungolo verso la società e la politica. La Vita Cattolica e la Chiesa diocesana si fecero carico di tutte le istanze “dal basso” per difendere le comunità locali e per fare in modo che possano essere padrone di se stesse. Ci sono state “battaglie” per l’Università in Friuli, per l’ospedale a Udine e per altre situazioni che rendono o dovrebbero rendere migliore la vita della comunità.»

L’intervista completa, a cura di Giovanni Lesa, si può leggere nell’edizione de La Vita Cattolica del 3 giugno 2026.

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