Perché è ingiustificato il prolungamento della sospensione di Schengen da parte del Governo italiano? Lo spiega esaurientemente la Commissione Europea nella nota emessa il 2 giugno scorso, con la quale sollecita l’Italia ad adottare misure alternative e attenuanti per limitare le conseguenze negative sulla circolazione transfrontaliera.
La Commissione Europea giudica le motivazioni adottate dal Governo italiano insufficienti a giustificare il prolungamento della sospensione di Schengen, la cui introduzione ha rappresentato e rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell’Unione Europea, in quanto garantisce la libera circolazione dei lavoratori e di tutti i cittadini all’interno della Europa, al pari di quella della libera circolazione delle merci e della finanza. Per questo appaiono molto strumentali le argomentazioni del ministro competente, quasi che questa posizione serva solo a rafforzare un contenzioso con Bruxelles.
La stessa Commissione indica, nella sua nota, come le risorse umane e finanziarie impiegate per i controlli alle frontiere possano essere utilizzate in maniera più efficiente e produttiva rafforzando i controlli nelle attività retroconfinarie e il lavoro di intelligence.
Del resto, chiunque attraversi un valico internazionale con la Slovenia vede la sproporzione di personale di polizia, di guardia di Finanza, di militari costretti a far passare le ore senza essere impiegati in alcuna attività. Oltretutto, i risultati dei controlli evidenziano in maniera chiara l’inutilità di queste misure, che non riguardano i valichi minori né, tantomeno, il resto del confine, dove comunque continuano a transitare settimanalmente decine di persone provenienti dalla rotta balcanica. Come certifica la Commissione Europea, il numero di questi transiti negli ultimi anni è fortemente diminuito a causa di tanti altri fattori, compreso l’accordo europeo con la Bosnia, e non certo per il ripristino dei controlli ai confini.
La sospensione di Schengen appare sempre più un’azione dimostrativa a fini politici interni, inutile e dannosa per tutti e, in particolare, per i lavoratori transfrontalieri, un flusso che tra Italia, Slovenia e Croazia è stimato attorno 15 mila persone.
Ma ciò che colpisce maggiormente sono gli effetti politici e ideali che vengono messi in discussione: l’idea di un’Europa come territorio comune e, soprattutto in queste terre, il superamento di barriere e steccati che pensavamo appartenessero ormai al passato.
Rimangono, invece, i problemi dell’accoglienza dignitosa per i richiedenti asilo e di una gestione delle pratiche adeguata alle esigenze nei tempi e nelle modalità: sono le carenze su questo versante a generare insicurezza e a favorire il prosperare di forme di violenza e disagio che si ripercuotono sulle città.
La determinazione con cui si difendono i controlli al confine dovrebbe invece essere dedicata ad affrontare i tanti nodi irrisolti che ancora oggi colpiscono i diritti dei frontalieri che, è bene sottolinearlo, riguardano anche migliaia di cittadini italiani. Aspetti fiscali, previdenziali e di sicurezza sociale vanno discussi tra Italia, Slovenia e Croazia per rendere pienamente libera la circolazione dei lavoratori e farne una leva di sviluppo e crescita di queste regioni, come avviene in tante altre aree di confine all’interno dell’Unione Europea.
Un’ultima considerazione: in un mondo sempre più violento e senza etica, i valori con i quali è nata l’Unione Europea vanno rilanciati e non indeboliti: pace, solidarietà, inclusione, diritti, valorizzazione della dignità della persona, dialogo sociale, democrazia.
Roberto Treu
Presidente del consiglio sindacale Friuli-Venezia Giulia/Slovenia














