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Diodato inaugura la mostra di Illegio “Dialogo”

Giovedì 11 giugno sarà inaugurata alle ore 18 nel teatro tenda di Illegio “Dialogo”, l’edizione 2026 delle grandi mostre d’arte che in 22 anni hanno attirato 750.000 visitatori nella piccola località carnica. Il contenuto dell’esposizione sarà illustrato dal curatore, don Alessio Geretti, e ci sarà anche la partecipazione con parole e musiche di Antonio Diodato, apprezzato cantautore italiano.

Antonio Diodato

L’artista, cui il presidente della Repubblica qualche mese fa ha conferito l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Republica italiana per il suo impegno civico e sociale – negli ultimi anni ha tra l’altro visitato associazioni impegnate in alcune periferie di grandi città documentandone in brevi video il lavoro –, racconterà con musica e parole il significato del tema di quest’anno della mostra di Illegio.
Un tema attualissimo: la necessità di praticare il dialogo sia nella vita quotidiana delle persone sia tra i popoli del mondo appare oggi particolarmente evidente.

Nato nella filosofia classica, il dialogo, spiega don Geretti, diventa un metodo basato «sull’equilibrio tra due esigenze: il reciproco riconoscimento dei soggetti, da un lato, e l’inevitabile importanza della verità e della giustizia, dall’altro».

Le 52 opere in mostra, di cui 16 provenienti da collezioni private non visibili, metteranno in luce le premesse di un dialogo proficuo o le ragioni della sua impossibilità attraverso varie sezioni disposte nelle 11 sale del percorso espositivo.

Come da tradizione i dipinti saranno più numerosi delle sculture e prevarranno gli artisti figurativi, alcuni notissimi come Caravaggio, Giambattista Tiepolo, Pietro Longhi, Francesco Hayez, Giovanni Fattori, Giuseppe De Nittis e Pablo Picasso, che però si interpoleranno ad altri maestri meno conosciuti del tardo manierismo, barocco, dell’Ottocento tra Romanticismo e naturalismo per giungere fino al Divisionismo. La cronologia della mostra si snoda infatti dal IV secolo a.C., con una coppa ceramica a figure rosse, e giunge al 1963, con un pannello bronzeo a stiacciato per la Porta della Morte di San Pietro, eseguito da Giacomo Manzù.

L’articolo completo sul numero de La Vita Cattolica di mercoledì 10 giugno.

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