All’indomani del terremoto che aveva distrutto il Friuli avrebbe potuto fare le valigie col poco che rimaneva e tornare nella sua terra d’origine. Invece no. Mauro Domenicone – che dal 1963 era giunto in terra friulana come capo operaio dell’Impresa Mazzetti operante nel settore edilizio e stradale – decise di rimanere a Nimis, laddove per lui, arrivato dal sud Italia, era “casa”. In quel tragico momento, una sorta di dovere morale – mettendo a disposizione la propria professionalità – lo fece restare tra quella gente a cui è sempre stato profondamente legato, e che si era rivelata capace di accogliere fin da subito – con grande rispetto e disponibilità – anche moglie e i quattro figli quando nel 1974 lo avevano raggiunto. La stessa comunità che a marzo 2025, quando Mauro – nativo di San Giovanni a Liri, in provincia di Frosinone – è mancato all’età di 91 anni, si è stretta con profondo affetto attorno alla grande famiglia Domenicone che ora, con lo stesso sentimento di vicinanza, vuole far festa con tutti coloro che hanno condiviso una storia di lavoro, crescita e valori. L’appuntamento è al Parco delle Pianelle di Nimis, venerdì 31 luglio, a partire dalle 18: saranno, infatti, celebrati i 50 anni della ditta “Domenicone Costruzioni”, specializzata in lavori stradali, con sede nella zona artigianale della cittadina.

«Sarà l’occasione per ricordare insieme il percorso compiuto – sottolineano i figli –, con orgoglio e immensa gratitudine nei confronti delle tante persone, dai compaesani ai collaboratori e ai clienti, che in questi anni ci hanno espresso fiducia, amicizia, collaborazione e sostegno».
Una storia di mezzo secolo che non sarebbe stata “scritta” senza il coraggio, la determinazione, lo spirito di sacrificio e un’innata capacità imprenditoriale del fondatore della ditta. Al tempo, quando l’attività di cui era dipendente stava per chiudere i battenti a causa dell’età avanzata del titolare, Mauro – «rendendosi conto che il lavoro non mancava» –, con grande sacrificio decise di rilevarne i macchinari. «È a quel punto che nell’estate del 1974 riunì la famiglia, dopo anni da pendolare tra il nord e il sud Italia, e con mamma Teresa anche noi figli arrivammo in Friuli, a Nimis, dove siamo sempre rimasti».

Risale al 2 agosto 1976 l’avvio della sua ditta individuale che in breve si specializzerà in lavori stradali, impegnandosi in importanti commesse. Una crescita graduale che ha portato nel tempo tre dei quattro figli ad entrare nell’attività: con Liana, Claudio e Anna (mentre Maria si è dedicata ad altra occupazione), nel 1990 il sogno di Mauro ha preso il nome di “Domenicone Costruzioni Srl”.
«Ci consideriamo fortunati ad aver avuto l’opportunità di crescere professionalmente al suo fianco – sono le parole dei figli –; soprattutto con l’esempio ci ha insegnato il significato dello spirito di sacrificio, della dedizione assoluta per il lavoro ben fatto, del rispetto per il prossimo, del valore della parola data e della gratitudine verso chi ha sempre riposto fiducia in noi, anche nei momenti più difficili che purtroppo non sono mancati», ricordano.
Il loro ingresso in società ha segnato una svolta, con nuove sfide e l’avvio di svariati cantieri per conto di enti pubblici (a partire dai Comuni) in tutto il Friuli-Venezia Giulia, con urbanizzazioni, riqualificazioni, realizzazioni di piste ciclabili e, non da ultima, la nuova rotonda in piazzale Cavedalis a Udine, diventando punto di riferimento stimato nel settore.
Ora l’azienda – con radici ben salde e sguardo rivolto al domani – ha già accolto la terza generazione: Giulia, figlia di Liana, e Nicholas, figlio di Claudio (gli altri nipoti, da Ambra a Matteo, da Greta a Daniel e Desiré hanno scelto altre strade). Ai due, nei prossimi 50 anni, spetta il compito di proseguire nel progetto di nonno Mauro, artigiano sempre all’opera che non ha mai avuto timore di rimboccarsi le maniche.
Sono ancora in tanti a Nimis a conservare nel cuore l’immagine di quell’uomo che – facendo dell’intraprendenza la sua parola d’ordine – si rendeva utile tra le macerie, realizzando con grandi teli coperture d’emergenza sui tetti, affinché le intemperie non proseguissero nell’opera di distruzione. E che fino a qualche mese prima della morte, seppur non in buona salute, desiderava presenziare in azienda alle programmazioni giornaliere dei lavori e pure visitare i “suoi” cantieri, dove spesso con insistenza chiedeva di essere accompagnato.
Un lavoratore instancabile che con il suo contributo umano e imprenditoriale ha lasciato una bellissima eredità di valori e di esempio: per la sua famiglia – del bisnonno incapace di stare fermo tra qualche anno, doverosamente, si racconterà pure ai pronipoti Ellen, Allison, Niccolò, Tommaso, Ludovica e Dante –, per i collaboratori in azienda, per le decine di enti con cui la ditta ha operato e opera tutt’oggi, per gli amici e l’intera comunità paesana.
Ora, dunque, è il momento di festeggiare tutti insieme il mezzo secolo di vita del sogno che l’ex operaio partito dal Lazio, con tanto sacrificio e dedizione, ha trasformato in una solida e apprezzata impresa.
Monika Pascolo













