Non una semplice commemorazione, ma un’occasione per chiedersi quanto il cosiddetto “modello Friuli” possa essere ancora oggi un esempio per affrontare le sfide economiche, sociali e istituzionali del nostro tempo. A cinquant’anni dal terremoto del 6 maggio 1976, Ucid – Unione cristiana imprenditori dirigenti di Udine sceglie di ripartire proprio da quella lezione con il convegno “La forza della convergenza – Per costruire insieme il futuro, valorizzando il bene comune”, in programma sabato 19 settembre, alle ore 10, a Palazzo Torriani, a Udine. Come spiega il presidente Ferruccio Camilotti, «dopo il terremoto la confluenza di idee, progetti e soluzioni provenienti dalle diverse componenti politiche, imprenditoriali e sociali seppe indirizzarsi verso un unico, preciso obiettivo. È questa capacità di unire forze diverse che può essere definita “La forza della convergenza”». Ma cinquant’anni dopo la domanda diventa inevitabile: siamo ancora capaci di fare squadra come allora?
Ad aprire il convegno sarà il presidente Camilotti. Seguiranno i saluti di Franco Paviotti, presidente Ucid regionale; Luigino Pozzo, presidente Confindustria Udine; Enrico Montanari, vice presidente Ucid nazionale; Benedetto Delle Site, presidente Gruppo Giovani Ucid. Tra i relatori interverranno mons. Riccardo Lamba, arcivescovo di Udine; Paolo Fantoni, presidente Fantoni Spa; suor Anna Monia Alfieri, senior lecturer Altis dell’Università Cattolica di Milano, membro del Consiglio superiore della Pubblica istruzione; Eugenio Del Piero, già direttore di Confindustria Udine.
Il sottotitolo scelto per il convegno – “Per costruire insieme il futuro, valorizzando il bene comune” – richiama direttamente i principi fondanti dell’Ucid: il perseguimento del bene comune e l’affermazione del “primato della persona”, ispirati alla dottrina sociale della Chiesa e ai valori della dignità umana, della famiglia, della solidarietà e della sussidiarietà. Un messaggio rivolto anche e soprattutto agli imprenditori e alle nuove generazioni.
«L’impresa – conclude Camilotti – è chiamata a creare ricchezza e a raggiungere i propri obiettivi, ma – nella visione proposta da Ucid – deve farlo contribuendo contemporaneamente al progresso sociale e alla valorizzazione della persona. A cinquant’anni dal terremoto, dunque, ricordare significa anche interrogarsi sul futuro. Il Friuli seppe rinascere perché seppe convergere. La sfida, oggi, è capire se quella stessa capacità di unire competenze, responsabilità e visioni differenti possa tornare a essere una forza per costruire il Friuli dei prossimi cinquant’anni».














