Nei prossimi decenni il livello del mare salirà drammaticamente, modificando la geografia delle nostre coste e danneggiando le strutture sul litorale. Lo rileva l’Agenzia per l’ambiente Arpa che ha pubblicato l’edizione 2026 di “Segnali dal clima in Fvg”, in cui 40 esperti raccontano e spiegano le loro conoscenze sui cambiamenti climatici. Dal 1880 il mare è già salito di oltre 20 centimetri e si prevede che possa raggiungere i 30 centimetri entro il 2050. Avvisaglie di quella che potrà essere la situazione ne abbiamo già avute: l’ultima è la forte mareggiata che nel novembre 2023 ha colpito il litorale orientale del Golfo di Trieste, da Muggia a Lignano, provocando ingenti danni alle infrastrutture costiere.
Dall’ultimo massimo glaciale a oggi – rileva lo studio di Stefano Furlani dell’Università di Trieste –, le variazioni del livello marino hanno ridisegnato l’Adriatico. Circa 20 mila anni fa, con il mare più basso di 120 metri, la parte settentrionale era una pianura emersa. La successiva fusione dei ghiacci provocò una rapida risalita delle acque verso nord. Negli ultimi millenni il fenomeno è proseguito più lentamente. 2 mila anni fa il livello del mare era più basso di 160 cm.
Nel 2025 è proseguita la sequenza di livelli medi annui del mare superiori alla media del secolo scorso. Dal 1993 la velocità di aumento del livello medio è 3.1 mm/anno, quasi doppia rispetto a quella stimata per il 20° secolo.
Durante il ventesimo secolo il livello medio globale è aumentato alla velocità di 1,5-2 millimetri l’anno, ma durante gli ultimi 30 anni l’aumento ha raggiunto circa 3 mm/anno. I dati della stazione mareografica di Trieste Molo Sartorio, attiva da oltre 150 anni, la più antica dell’Adriatico, confermano un andamento del livello medio coerente con la media globale. In particolare dal 1993 l’incremento è avvenuto alla velocità di 3,1 mm/anno. Recenti studi riportati dall’Arpa prevedono che intorno al 2050 si verificheranno mediamente circa 10 tracimazioni all’anno e circa 16 nella peggiore delle ipotesi; intorno al 2090 il numero medio di questi eventi sarà circa 51 all’anno nello scenario più ottimistico e circa 200 all’anno in quello più pessimistico.
«Tra gli impatti dell’aumento del livello marino nell’ambiente urbano, bisogna menzionare l’ostacolo posto al deflusso in mare delle acque meteoriche, che si verifica anche in occasione di eventi di minore entità – affermano Lorenzo Consorti (Cnr Ismar) e Fabio Raicich (Società meteorologica alpino-adriatica) –. Poiché, nonostante l’incertezza già sopra evidenziata, vi sono indicazioni di un aumento generale della frequenza degli eventi di acqua alta, che diventerà particolarmente rapido nella seconda metà del 21° secolo, risulta quindi evidente l’importanza di una risposta rapida per adattare l’ambiente urbano ai cambiamenti previsti. Senza un’azione immediata, un adattamento o una protezione efficaci potrebbero essere difficili da raggiungere in tempo».
Altri studiosi (italiani e sloveni, Cosimo Solidoro, Dona Canu, Fabio Giordano, Stefano Querin, Marco Reale, Stefano Salon, Martin Vodopivec, Matjaž Licer) rilevano che «guardando a fine secolo, per ben un terzo dell’anno potremmo riscontrare condizioni di caldo estremo rispetto ai valori odierni». E poiché il Nord Adriatico è un bacino poco profondo, questo riscaldamento interesserà non solo la superficie del mare, ma l’intera colonna d’acqua, fino al fondale. Con questi effetti: riduzione dell’ossigeno disciolto, alterazioni degli ecosistemi, aumento della frequenza di eventi estremi e impatti crescenti sulle attività umane, come pesca, acquacoltura e turismo. «Comprendere e monitorare questi fenomeni è essenziale per sviluppare strategie di adattamento e gestione sostenibile di un ambiente tanto delicato quanto cruciale per le comunità costiere».
Sulla Vita Cattolica dell’8 luglio 2026, approfondimento su come stanno cambiano gli escosistemi della regione, a cura di Francesco Dal Mas















