Sulle nuove sostanze psicoattive «serve fare di più». «Ne sappiamo molto poco, perché non si investe sulla ricerca, noi però sul campo, quando entriamo in relazione con i ragazzi, sappiamo che sono molto usate alle feste, ai concerti, sono loro stessi a dircelo». A sollevare l’allarme, in un’ampia intervista a cura di Anna Piuzzi, pubblicata sulla Vita Cattolica dell’8 luglio 2026 è l’équipe di MisMàs, associazione che si occupa di salute pubblica, inclusione e riduzione del danno e nei luoghi del divertimento e dell’aggregazione spontanea offre servizi di prevenzione e supporto, lavorando in sinergia con il Dipartimento delle Dipendenze dell’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale.
A pochi giorni dalla maxi operazione antidroga compiuta dai Carabinieri di Udine all’alba di mercoledì 1° luglio nell’area dell’ex Safau, MisMàs offre un punto di vista privilegiato sul consumo di sostanze nel territorio e tra i giovani segnala in particolare l’abuso di psicofarmaci «spesso nemmeno prescritti, ma trovati in famiglia, soprattutto le benzodiazepine, girano moltissimo in strada».
«Sul territorio della provincia di Udine, siamo indietro sulla prevenzione», osservano ancora dall’équipe di MisMàs. E «la letteratura ci dice che le pratiche migliori di prevenzione sono la peer education, l’educazione tra pari, e il training, ma per poter sviluppare queste competenze serve tempo, serve lavoro, servono investimenti. Noi lo facciamo e raccogliamo buoni frutti, restituiscono ai ragazzi una rete di supporto».
L’associazione, primo gruppo che sul territorio sta lavorando in maniera specifica sulle sostanze psicoattive, denuncia inoltre che su questo «serve fare di più. Serve sapere con esattezza cosa si consuma, solo così si può intervenire in maniera adeguata, puntuale, non generalista. Manca inoltre un ente che si occupi di riduzione del danno, c’era negli anni dell’eroina. A Trieste c’è ad esempio un’eccellenza come “Androna Giovani”, un’équipe multiprofessionale».
E poi? «Poi serve abbattere lo stigma, il pregiudizio, la generalizzazione che rendono impossibili le relazioni di fiducia. Si è parlato molto del blitz – concludono dall’équipe di MisMàs –, ma a nostro modo di vedere, una persona che muore di overdose in un parcheggio cittadino, come è accaduto recentemente, è una questione che dovrebbe scuoterci ben di più. E non è questione di ordine pubblico, questa, ma di salute pubblica».
L’intervista completa, a cura di Anna Piuzzi, si può leggere sulla Vita Cattolica dell’8 luglio 2026















