L’Arcidiocesi di Udine, con tutte le sue comunità, celebra i suoi patroni: il primo vescovo aquileiese Ermacora e il diacono Fortunato. Quest’anno la celebrazione si arricchisce con la commemorazione del 50° anniversario di fondazione della Caritas diocesana, nata all’indomani del terremoto del 1976. «La memoria di quell’evento ci sta invitando a riflettere su come le nostre comunità cristiane siano chiamate oggi ad annunciare il Vangelo e a testimoniare la Carità» afferma l’arcivescovo mons. Riccardo Lamba. «In questo cammino abbiamo bisogno di attingere alla grazia che sgorga dall’Eucarestia e di invocare l’intercessione dei nostri Santi Patroni». Il 12 luglio 1976, sulle macerie del terremoto l’arcivescovo Alfredo Battisti firmò l’atto costitutivo della Caritas diocesana, «occasione – per dirla ancora le parole di mons. Lamba – per prendere consapevolezza dell’identità propria di una Chiesa nata dalla missione evangelizzatrice di Aquileia».
Una radice profonda, il solco della carità, e lo sguardo al domani: nella solennità patronale, infatti, l’arcivescovo mons. Riccardo Lamba offrirà alcune indicazioni pastorali per l’anno 2026/2027, in cui le ultime celebrazioni del 50° del terremoto si innestano in un cammino che chiede alla Chiesa di portare l’annuncio evangelico nei contesti sociali, professionali e comunitari di questo tempo.

Le celebrazioni in Cattedrale a Udine
Sabato 11 luglio, alle 20.30 in Cattedrale a Udine, mons. Riccardo Lamba aprirà le celebrazioni per i Santi Patroni Ermacora e Fortunato presiedendo i Primi Vespri solenni assieme ai sacerdoti, ai diaconi e agli operatori pastorali. La celebrazione è arricchita da alcune caratteristiche sue peculiari, derivanti dalla tradizione aquileiese: le croci astili delle Pievi storiche dell’Arcidiocesi, ornate con nastri e fiori, e il canto delle acclamazioni aquileiesi per invocare l’intercessione dei santi di Aquileia e la loro protezione sulla Chiesa udinese.

Domenica 12 luglio, solennità dei Santi Ermacora e Fortunato, alle ore 10.30, sempre in Cattedrale a Udine, mons. Riccardo Lamba presiederà la solenne Eucaristia durante la quale – peraltro – saranno proclamate la sequenza «Plebs fidélis Hermachóræ» e la professone di fede secondo la formula aquileiese. Al termine della liturgia, alle 11.30 circa, dal sagrato del Duomo si terrà la benedizione della città di Udine, di cui Ermacora e Fortunato sono patroni. Attorno alle reliquie dei Santi Patroni, le parrocchie della città saranno rappresentate dalle croci astili addobbate.
Entrambe le celebrazioni saranno trasmesse in diretta su Radio Spazio.

Ermacora e Fortunato, tra storia e leggenda
Secondo il Catalogo episcopale aquileiese, Ermacora e Fortunato furono, nel terzo secolo d.C., il primo Vescovo di Aquileia e il suo diacono. La collocazione storica nel III secolo è attestata anche dal recente rinvenimento di un documento del V secolo custodito nell’archivio capitolare di Spalato, in Croazia.
La passio dei due martiri, in cui la cui storia si mescola alla leggenda, ne colloca invece la vicenda al tempo dell’imperatore Nerone, ossia nel I secolo. Si racconta che l’apostolo Pietro, mentre si trovava a Roma, incaricò il discepolo ed evangelista Marco di diffondere la buona novella nella città di Aquileia. Dopo aver svolto la sua missione per alcuni anni, convertendo numerosi aquileiesi e formando la prima comunità cristiana del luogo, Marco desiderò far ritorno a Roma per rivedere Pietro. Egli condusse con sé Ermacora, «vir christianissimus et elegans persona» (uomo di salda fede e persona corretta), affinché fosse consacrato vescovo da Pietro in persona.
Rientrato ad Aquileia, si racconta che Ermacora svolse un’intensissima attività pastorale, poi coadiuvato dal diacono Fortunato. Sempre più impaurito dalla crescita dell’influenza di Ermacora, il preside aquileiese Sebasto decise di arrestare il Vescovo per farlo decapitare insieme a Fortunato; volle, tuttavia, che la condanna fosse eseguita di nascosto, in carcere e di notte, per timore di tumulti. Si dice che i loro corpi furono raccolti da Ponziano, Gregorio e Alessandria e sepolti nel recinto funerario di quest’ultima, in un cimitero non lontano dalle mura della città.















