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«Remigrazione? La felicità è un diritto di tutti». Parla il card. Baggio

«Quello che più pesa oggi è un evidente aumento delle migrazioni forzate sia a causa dei conflitti sia a causa dei disastri climatici. I dati ufficiali parlano di oltre 100 milioni di sfollati ogni anno a causa delle guerre o di fenomeni estremi. E i numeri, almeno per questi ultimi, sono destinati a salire nei prossimi anni. Questo vuol dire che il nostro mondo è destinato a vedere flussi migratori maggiori nei prossimi anni e per questo sarà importante puntare davvero ad una governance globale delle migrazioni, come molti esperti stanno chiedendo da anni». Così il cardinale Fabio Baggio, che abbiamo incontrato ad un raduno di emigranti del Veneto nella foresta del Cansiglio, amministrata dalle Regioni Friuli-Venezia Giulia e Veneto. Nell’omelia della Messa, il pro prefetto del Dicastero per lo sviluppo umano ha molto insistito sul “diritto alla felicità” a cui aspirano tutti gli uomini. E i cristiani nell’incontro con Dio.

Sulla Vita Cattolica del 5 agosto 2026 pubblichiamo un’ampia intervista al Cardinale.

Chi, come tanti friulani e veneti ha vissuto l’emigrazione, come deve vivere l’immigrazione?
«Penso che le situazioni siano sempre diverse. Ogni situazione nasce dal contesto mondiale. Oggi viviamo in un contesto mondiale difficile ed è molto importante creare una accoglienza di intenti per quelle persone che davvero stanno ricercando un luogo dove vivere una vita migliore e cercare di realizzare il loro diritto alla felicità. D’altro canto dobbiamo impegnarci anche perché l’immigrazione diventi sempre più una scelta e non sia un obbligo».

Il diritto alla felicità? Lo cerchiamo noi stessi e lo stiamo negando agli altri?
«In fondo stiamo tutti cercando la felicità. Quello che noi sentiamo nel profondo del cuore è che ognuno tra coloro che fanno la scelta di partire lo fa perché ha la ricerca della felicità nel cuore. Una ricerca che noi cristiani troveremo quando arriveremo a Dio».

Ma adesso, qui sulla terra?
«La nostra esperienza ci insegna che nel mondo abbiamo portato non solo tante braccia, ma soprattutto tante teste. Braccia ma soprattutto teste che vediamo ritornare da noi, per rispondere alle nostre esigenze. Sono testimone delle tante eccellenze che le comunità italiane hanno offerto alle varie parti del mondo. Sono convinto che di fronte anche all’inverno demografico che stiamo vivendo, noi abbiamo bisogno di queste braccia, ma anche di queste teste, che magari ci garantiscono anche le eccellenze. Sono sicuro che alla fin fine sapremo trovare quell’equilibrio che è necessario per continuare a vivere come società italiana».

L’intervista integrale, a cura di Francesco Dal Mas, si può leggere sulla Vita Cattolica del 5 agosto 2026

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