«Ho visto una società altamente consumista» e «mi convinco sempre di più che il consumismo ci consuma molto di più di quello che crediamo».
È il primo pensiero che mons. Luigino Infanti Della Mora porta con sé dopo una passeggiata nel centro di Udine. Da 53 anni missionario nella Patagonia cilena, originario di Campomolle (Teor), il “vescovo dell’acqua” è tornato per qualche giorno nella sua terra d’origine e ciò che lo ha più colpito non sono stati i ricordi, ma il volto di un Friuli profondamente cambiato: i tavolini affollati di persone, il traffico e i tanti negozi di lusso. Un panorama che stride con quello del “suo” Cile, povero ma ricchissimo di natura.
È proprio sul tema del consumismo che mons. della Mora sta lavorando in questi mesi per scrivere una lettera pastorale, dopo che 18 anni fa ne dedicò una, divenuta celebre, alla difesa dell’acqua (“Dacci oggi la nostra acqua quotidiana”). È stato infatti anche grazie al ruolo svolto dalla Chiesa locale che negli scorsi decenni in Cile sono state ottenute vittorie storiche contro le multinazionali interessate a mettere le mani su questo bene, che in Patagonia è privatizzato.
In un’ampia intervista pubblicata sulla Vita Cattolica del 12 agosto 2026, mons. Della Mora ha raccontato come si vive nella terra “alla fine del mondo”, dove al momento della sua partenza c’erano 17 gradi sotto lo zero e dove il territorio è «di una bellezza impressionante: fiumi, laghi, boschi, cascate, mare, isole..». Il vescovo friulano è convinto che l’acqua non sia l’unica ricchezza della Patagonia che “fa gola” al mondo cosiddetto sviluppato. E che il consumismo estremo che si vive in Occidente abbia un effetto drammatico non solo sul Sud del mondo, depredato dalle proprie risorse, ma anche sui Paesi in cui regna l’opulenza. Il consumismo «è una sorta di nuova religione – afferma il missionario dei Servi di Maria – e non è un caso, credo, che il suo aumento coincida con un allontanamento dalla fede. Questo sta avvenendo, purtroppo, anche in Cile. L’indifferenza religiosa va di pari passo con l’aumento della “religione del consumismo”».
Ad Aysen, dove vive mons. Della Mora, «in questi ultimi anni sta crescendo molto anche il turismo». «Un segno importante – afferma il vescovo –. Perché chi fa turismo cerca qualcosa di diverso da ciò che vive tutti i giorni e chi viene a fare turismo in Patagonia non lo fa per ammirare grandi monumenti bensì per stare a contatto con la natura. Credo che questo mostri che nel profondo del cuore delle persone c’è un forte desiderio di spiritualità e di incontro con le proprie radici. Quando rompiamo l’equilibrio – la comunione – con la natura, della quale noi siamo parte, evidentemente ne soffriamo. Così come sentiamo il bisogno di reincontrare i nostri familiari, la nostra terra, la nostra cultura. Il desiderio di reincontrarci con la natura è parte dell’essenza dell’umano».
L’intervista integrale con mons. Della Mora si può leggere sulla Vita Cattolica del 12 agosto 2026.















