Montagna

Sauris, addio ad Anita Colle. “Mamma” di tanti bambini e missionaria, «una vita donata»

Una comunità raccolta e partecipe si è stretta attorno alla memoria di Anita Colle, donna discreta, semplice e riservata, ma capace di lasciare un segno profondo nella vita di tante persone.

Si sono svolte infatti venerdì 28 agosto, nella chiesa di Sant’Osvaldo di Sauris di Sotto, le esequie della donna, morta all’età di 88 anni. A presiedere le esequie è stato mons. Pietro Piller, parroco della comunità saurana, insieme a mons. Giordano Cracina, legato ad Anita da una lunga amicizia. Accanto ai familiari e ai parenti, hanno partecipato alla celebrazione paesani, amici e numerose persone che, nel corso degli anni, hanno incrociato il suo cammino e ne hanno custodito un ricordo riconoscente.

Le esequie di Anita Colle

Missionaria in Bolivia e in Africa

Anita Colle ha vissuto la propria fede non come qualcosa di astratto, ma come una concreta attenzione alle persone, soprattutto alle più fragili. «La prima cosa che dobbiamo dire oggi è: grazie», ha affermato nell’omelia mons. Piller. Il parroco ha ricordato la sua profonda spiritualità, il costante desiderio di fare del bene e quella generosità che, anche negli ultimi anni segnati dai limiti della salute, non era mai venuta meno. Una vita, ha sottolineato, nella quale la fede si è fatta servizio. Dall’attività professionale come levatrice in Carnia all’impegno accanto ai poveri e agli ammalati, fino all’esperienza missionaria in Bolivia e in Africa con le Suore della Provvidenza, Anita aveva fatto della cura degli altri una vera vocazione.

Il riferimento al Vangelo di Matteo, con il giudizio sulle opere di misericordia, è apparso così particolarmente significativo: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Per mons. Piller, quello di Anita non era soltanto un insieme di gesti di bontà: era «il frutto di una fede vissuta e concreta», capace di riconoscere nel volto dell’altro il volto stesso del Signore.

Mons. Pietro Piller durante le esequie di Anita Colle

«È arrivato un bambino di Anita!»

A raccontare in modo ancora più concreto la dimensione missionaria della sua vita è stata suor Irma Rosa Villotti, della Congregazione delle Suore della Provvidenza, fondata da san Luigi Scrosoppi. Nel suo intervento ha ricordato come Anita avesse saputo incarnare proprio quello spirito di carità semplice, spontanea e concreta che caratterizza la spiritualità del santo friulano.

Particolarmente toccante il ricordo di un’espressione nata tra gli operatori sanitari nelle missioni africane. Quando arrivava un bambino gravemente debilitato, tanto da non sapere da dove cominciare per aiutarlo, si dicevano: «È arrivato un bambino di Anita!». Quella frase racchiudeva una storia. Significava che quel bambino non poteva essere lasciato ad aspettare: bisognava fermarsi, prendersene cura, restituirgli dignità e speranza. «Tu eri così», ha ricordato suor Irma Rosa: incapace di rimanere indifferente davanti a una vita fragile, a un bambino nel bisogno o a una famiglia nella sofferenza. Anche una volta rientrata in Friuli, Anita non aveva dimenticato i suoi piccoli, continuando a promuovere solidarietà, carità e preghiera.

Suor Irma Rosa Villotti

A servizio delle mamme di Sauris

La sua opera, tuttavia, non apparteneva soltanto al mondo missionario. Era profondamente radicata anche nella vita delle comunità della Carnia. Lo ha ricordato Augusto Petris, già sindaco di Sauris, che ha voluto sottolineare la generosità, la professionalità e la testimonianza cristiana di Anita. Negli anni Settanta e Ottanta, quando raggiungere le famiglie più isolate, nel pieno dell’inverno, richiedeva fatica e coraggio, lei non si tirava indietro.

Mons. Cracina: «Un’amicizia contagiosa»

A completare il ritratto è stata la testimonianza personale di mons. Giordano Cracina, affidata alle parole pronunciate davanti alla tomba. Un’amicizia lunga oltre cinquant’anni, iniziata quando Anita gli fece conoscere Sauris portandolo sul Monte Tinisa a raccogliere stelle alpine. Poi gli anni condivisi accanto agli ammalati attraverso i Volontari della Sofferenza e l’UNITALSI, i corsi di esercizi spirituali a Re, le esperienze di preghiera e di servizio, fino al volontariato presso il centro «La Polse di Cougnes» di San Pietro in Zuglio.

Nel suo ricordo, mons. Cracina ha definito l’amicizia di Anita quasi «contagiosa». «Tu, Anita, ci hai contagiati nel bene: nella fede, nella generosità, nella disponibilità e nell’amicizia», ha detto.

Ed è forse proprio questa la sintesi più bella emersa durante le esequie: Anita non ha lasciato soltanto opere, iniziative o ricordi. Ha lasciato persone cambiate dal suo modo di vivere.

Una vita nascosta, dunque, ma tutt’altro che piccola quella di Anita Colle Una vita semplicemente donata.

Bruno Temil

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