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“Domenica della scuola”. L’invito di don Brianti agli studenti: «Non sprecate le occasioni»

«La scuola non è solo un luogo di apprendimento, ma anche un luogo di incontro, dove si impara a vivere insieme, a confrontarsi, a rispettarsi, dove si sviluppano la responsabilità e l’inclusione». È da questa consapevolezza che prende avvio la “Domenica della Scuola”, che sarà celebrata nelle parrocchie friulane domenica 20 settembre. L’appuntamento vuole riportare al centro dell’attenzione della comunità cristiana «una realtà nella quale bambini, ragazzi e giovani trascorrono una parte significativa della loro vita – evidenzia il direttore dell’Ufficio Scuola diocesano, don Giancarlo Brianti – e nella quale non si trasmettono soltanto conoscenze, ma si costruiscono relazioni, si formano coscienze e si impara a vivere insieme. La Domenica della Scuola si inserisce nel solco del Concilio Vaticano II, cioè di una Chiesa che si prende a cuore quello che avviene nella realtà civile». Il riferimento è alla “Gaudium et Spes”: «Le gioie e le speranze degli uomini di oggi sono anche le gioie e le speranze dei discepoli di Cristo, cioè della Chiesa».

Domenica 20 settembre la preghiera nelle Parrocchie

Don Giancarlo Brianti

Per accompagnare le parrocchie nella celebrazione, l’Ufficio Scuola ha inviato ai sacerdoti una lettera con alcune proposte per l’animazione della Santa Messa. Tra queste, l’invito a coinvolgere direttamente nella liturgia le diverse componenti del mondo scolastico: genitori, studenti, insegnanti, dirigenti e personale ausiliario. In diverse parrocchie bambini e ragazzi saranno inoltre invitati a portare i loro zainetti, per la benedizione degli studenti. «Un piccolo gesto – spiega don Brianti – per affidare al Signore il nuovo anno scolastico e accompagnare bambini e ragazzi nel loro cammino di crescita, di studio e di amicizia».

Le sfide della scuola

La “Domenica della Scuola” vuole essere anche un’occasione per interrogarsi sulle sfide che il mondo dell’educazione si trova ad affrontare: dalla crescente conflittualità e violenza, presenti anche tra i giovani, alle trasformazioni legate all’intelligenza artificiale. Di fronte a questi cambiamenti, secondo don Brianti, il compito educativo diventa ancora più importante: «La scuola sia innanzitutto un luogo di formazione delle coscienze: al senso critico, al ragionamento, al rispetto». La scuola dovrebbe essere anche un luogo nel quale si impara la convivenza, continua don Brianti, «dove si sperimenta concretamente il valore del rispetto dell’altro». Una prospettiva che interpella direttamente anche la Chiesa: «Noi, come Chiesa, in che modo ci mettiamo in gioco? Ci chiudiamo nelle sagrestie o viviamo nel mondo? Ci impegniamo nel formare i cristiani che nella scuola portano avanti riflessioni educative su questi temi?».

L’insegnante può lasciare un segno

Per 32 anni insegnante al liceo Stellini di Udine, don Brianti rivolge un pensiero particolare ai docenti. «Il rischio è quello di lasciarsi travolgere dalla frenesia dell’organizzazione, dalla necessità di “fare tutto e subito”, fino a sentirsi semplicemente ingranaggi di una macchina complessa». Il suggerimento è, allora, quello di dedicare, all’inizio dell’anno, alcuni momenti a recuperare il senso educativo del percorso che si vuole costruire. Non solo organizzazione ed efficienza, dunque, ma anche una riflessione sul progetto educativo della classe e dell’istituto. «Soprattutto sulla capacità di vivere la scuola come una relazione, perché un insegnante non lascia agli studenti soltanto ciò che ha spiegato. Può lasciare un esempio, una passione, una domanda, il desiderio di conoscere. Può, in altre parole, “essere significativo” e lasciare un segno negli alunni».

«Genitori, parlate della scuola con i ragazzi»

Educare, ricorda don Brianti, non è un compito che riguarda soltanto la scuola, ma una responsabilità condivisa. Anche le famiglie sono chiamate a interessarsi di ciò che i figli vivono, pur nella difficoltà dei molti impegni quotidiani: «Quando un ragazzo rientra non chiediamogli solo del voto, ma anche delle motivazioni, delle relazioni, di come ha vissuto quell’esperienza. A volte basta spegnere il cellulare a tavola e parlarsi, non servono grandi cose».

Ai ragazzi: non sprecare le occasioni

Agli studenti che si preparano a ricominciare, don Brianti affida infine un augurio che va oltre il rendimento scolastico: «Auguro loro di trovare insegnanti che sappiano trasmettere non solo conoscenze, ma il piacere della conoscenza. E, soprattuto, di non sprecare le occasioni e mettere a frutto i talenti che hanno».
Valentina Zanella

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