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Paularo. Bosco Vintulins tra i “Boschi vetusti” della rete nazionale

«Esprimo soddisfazione per l’individuazione di questi primi tre boschi vetusti di proprietà regionale inseriti nella Rete nazionale, risultato di un’attività svolta in sinergia dal Servizio foreste con l’Università degli Studi di Udine e che porterà a ulteriori sviluppi con l’obiettivo di consolidare la sostenibilità della gestione delle foreste sotto tutti i punti di vista: produttivo, ambientale e sociale». Lo afferma l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, ittiche e forestali Stefano Zannier in merito all’inserimento nella Rete nazionale dei Boschi vetusti di tre aree forestali di proprietà della Regione Friuli-Venezia Giulia. Si tratta del Bosco Vintulins, nella foresta di Forchiutta, nel Comune di Paularo e di Croseraz Val Bona, nel Comune di Budoia, e Pian dele Stele, questi ultimi nel Comune di Polcenigo, entrambi nella foresta del Cansiglio.

I boschi vetusti

I boschi vetusti sono ecosistemi forestali caratterizzati dalla presenza di specie autoctone e da un’evoluzione naturale protratta per oltre sessant’anni senza significative interferenze antropiche. Si tratta di ambienti di particolare valore naturalistico e scientifico, ricchi di biodiversità e nei quali convivono piante secolari, giovani individui, alberi adulti, fusti senescenti e legno morto. La loro tutela si inserisce in una gestione complessiva e sostenibile del patrimonio forestale, che comprende anche le utilizzazioni boschive. Il legno rappresenta infatti una materia prima rinnovabile di rilievo per l’economia, impiegata in numerosi settori, dall’arredo all’edilizia fino alla produzione di strumenti musicali, e contribuisce allo stoccaggio duraturo dell’anidride carbonica.
Il percorso, avviato a seguito del decreto legislativo 34 del 2018 e delle successive linee guida ministeriali approvate nel 2021, è entrato nella fase operativa nel 2022, quando il Ministero ha assegnato alle Regioni specifiche risorse destinate all’individuazione dei boschi vetusti. La Regione, attraverso il Servizio foreste, ha quindi stipulato una convenzione con il Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Università di Udine per lo svolgimento delle attività tecniche necessarie all’identificazione delle aree.
Per giungere a questo risultato, il lavoro ha riguardato l’analisi dei Piani di gestione forestale, dei Piani di gestione di parchi e riserve regionali, di studi e ricerche scientifiche, di fonti storiche e archivistiche, oltre al confronto con professionisti, Comuni, enti parco e gestori delle aree naturali protette. La ricerca ha inoltre utilizzato banche dati regionali e dati lidar per individuare ulteriori popolamenti forestali potenzialmente vetusti. Con la delibera della Giunta regionale del primo agosto 2025, l’Amministrazione regionale ha recepito i risultati del lavoro, individuando le tre aree da proporre per l’inserimento nella Rete nazionale e un quarto sito quale bosco potenzialmente vetusto. La definitiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 17 agosto 2026 ha formalizzato l’ingresso dei tre boschi friulani nella Rete nazionale.
«I prossimi passi – conclude Zannier – saranno rivolti ad ampliare ulteriormente la rete regionale e nazionale dei boschi vetusti, coinvolgendo altre proprietà forestali e proseguendo il lavoro coordinato dal Servizio foreste con la collaborazione tecnica dell’Università di Udine».

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