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Anche “Guernica” nella mostra per ricordare il terremoto a Gemona, Artegna, Osoppo

«A cinquant’anni dal terremoto, questa mostra vuole essere un abbraccio al Friuli, alla sua storia e alla sua capacità di rialzarsi. La memoria delle vittime e la gratitudine verso quanti hanno contribuito alla ricostruzione si accompagnano oggi alla volontà di guardare al futuro, trasmettendo alle nuove generazioni il valore della solidarietà e della rinascita».

Lo ha affermato l’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, intervenuta oggi, nel palazzo della Regione a Udine, alla conferenza stampa di presentazione di ‘E fu mattina’, la mostra ideata da Illegio – Associazione culturale ‘Comitato di San Floriano’ e curata da don Alessio Geretti, in programma dal 29 ottobre 2026 al 24 gennaio 2027 tra Gemona del Friuli, Artegna e Osoppo.

«Abbiamo voluto fortemente questa iniziativa – ha aggiunto Zilli – perché il cinquantesimo anniversario del sisma non fosse soltanto un momento di commemorazione, ma soprattutto un’occasione per valorizzare il territorio e raccontare, attraverso l’arte, la forza di una comunità che ha saputo trasformare il dolore in coraggio e speranza. Il “modello Friuli” rappresenta una testimonianza importante per tutto il Paese e merita di essere trasmesso ai giovani».

La mostra sarà inaugurata il 28 ottobre alle 18 nel Duomo di Gemona del Friuli, luogo simbolo del dramma del terremoto e della rinascita del popolo friulano, e riunirà 16 opere di straordinario valore artistico, molte provenienti da collezioni private, con capolavori di artisti come Chagall, Guttuso, Ligabue, Picasso, Miró, Canova e Caravaggio. Tra le opere esposte più emblematiche figura “Guernica” di Picasso, nella monumentale versione su carta, simbolo universale della devastazione provocata dalla guerra e della sofferenza dei popoli. Attraverso l’arte, il percorso invita a riflettere sulle forze che distruggono e su quelle che resistono e permettono di rinascere.

«L’arte ha la capacità di parlare al cuore e di trasmettere emozioni che vanno oltre le parole – ha sottolineato Zilli -. Accompagnare il ricordo del terremoto con opere di questa importanza significa offrire una nuova chiave di lettura della nostra storia, capace di unire memoria e futuro. Particolare attenzione sarà riservata ai giovani: saranno infatti ragazzi del territorio ad accompagnare i visitatori lungo il percorso espositivo. Ci auguriamo una significativa partecipazione delle scuole, perché conoscere questa pagina della storia friulana significa comprenderne i valori e raccoglierne l’eredità».

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra la Regione Friuli Venezia Giulia, Illegio – Associazione culturale ‘Comitato di San Floriano’, i Comuni di Gemona del Friuli, Artegna e Osoppo e le relative parrocchie, con il contributo di PrimaCassa – Credito Cooperativo Fvg. Si tratta di un progetto che unisce tre comunità in un percorso culturale condiviso, valorizzando il patrimonio artistico e rafforzando l’attrattività di un territorio che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici. Il percorso espositivo coinvolgerà tre luoghi del territorio: dodici opere saranno ospitate a Palazzo Elti a Gemona del Friuli, tre al Castello Savorgnan di Artegna e un’opera sopravvissuta al terremoto nella chiesa di Santa Maria ad Nives a Osoppo.

«Il Friuli ha dimostrato cinquant’anni fa che è possibile rialzarsi, anche dopo una devastazione immensa. Questa mostra celebra quella capacità di rinascita e la consegna alle nuove generazioni, attraverso la bellezza dell’arte e la forza della memoria» ha concluso Zilli.

Le prenotazioni sono disponibili sul sito www.efumattina.it, via e-mail all’indirizzo efumattina@gmail.com e al numero 0433 1950019.

Alla presentazione sono intervenuti anche il sindaco di Gemona del Friuli, Roberto Revelant, il sindaco di Artegna, Alessandro Marangoni, il presidente di PrimaCassa, Marco Gasparini, la presidente dell’associazione culturale ‘Comitato di San Floriano’, Lara Iob, insieme al curatore della mostra, don Alessio Geretti, al mons. Valentino Costante e al mons. Angelo Zanello.

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