Denatalità, accompagnamento nella malattia, solitudine e fragilità. Ma anche tanta gratitudine. Di questo si è parlato venerdì 30 ottobre alla puntata speciale di “Glesie e int”, la rubrica di vita ecclesiale di Radio Spazio andata in onda nel corso della lunga diretta che, dal mattino fino a sera, è stata proposta dall’emittente diocesana per festeggiare il suo compleanno numero 33.
Tantissimi gli ospiti della giornata, tra i quali l’arcivescovo mons. Riccardo Lamba che, ai microfoni di don Daniele Antonello e Giovanni Lesa (rispettivamente direttore e vicedirettore dell’emittente e del settimanale diocesano La Vita Cattolica) ha parlato proprio dei temi anticipati poc’anzi. Tra le righe (anzi: tra i microfoni), una Chiesa davvero «chiamata a prendersi cura», come recita il titolo del recente messaggio-invito ai fedeli, pubblicato nella forma di un agile libretto.
Dal terremoto alla cura
L’intervento di mons. Lamba è iniziato ricordando le celebrazioni per il cinquantesimo del sisma, la cui rassegna si è conclusa da pochi giorni. Mons. Lamba ne ha tratto un filo conduttore: salvaguardare le comunità e i legami che le costituiscono. Allora si scelse di ricostruire «com’era e dov’era» per mantenere vicinanza e prossimità; oggi è più difficile, perché «c’è una grande mobilità, ma la comunità resta il punto di riferimento in cui prendersi cura delle persone, anche attraverso Parrocchie e associazioni».
Da qui la pubblicazione del messaggio “Che cosa è mai l’uomo perché te ne curi?”, nato da una continuità con la memoria dei tanti volontari che aiutarono il Friuli ferito dal sisma, e da una prossimità con i temi espressi nell’enciclica di Leone XIV “Magnifica humanitas” che invita a custodire la persona, «che è ben diversa dall’individuo». Sul piano pastorale, l’Arcivescovo ha esortato le Collaborazioni pastorali e le Foranie a chiedersi come prendersi cura delle persone «a tutti i livelli», dall’infanzia agli anziani, dai giovani alle comunità.
Malattia, anzianità e fragilità nascoste
Nel corso della trasmissione si è ricordato come nella finanziaria regionale 2025, proiettata sull’anno in corso, il 57% delle risorse sia stato destinato a sanità, politiche sociali e disabilità. Segno – si è detto – di una società che, invecchiando sempre più, ha maggior bisogno di cure.
Che cosa può fare la Chiesa? «Spetta alle comunità locali accorgersi di fragilità spesso nascoste per pudore o vergogna», ha invitato l’Arcivescovo. E lo dice affidandosi anche a un indicatore empirico: «Mi piace andare a fare la spesa nei supermercati, spesso noto cosa la gente mette nei carrelli. Chi ha pensioni ridotte deve fare scelte che pesano sulla salute; anche l’abbigliamento, spesso, racconta una fragilità». Accanto alla dimensione materiale c’è quella morale, spirituale e relazionale, che riguarda pure i sacerdoti anziani, esposti alla «solitudine relazionale».
Denatalità: «Riscoprire sacrificio e rischio. Ci vorranno 30-40 anni»
Ai microfoni della radio si è parlato, poi, di inverno demografico. Anzi, una vera e propria «glaciazione»: per mons. Lamba servono reti di sostegno sociale e politiche del lavoro, ma soprattutto un messaggio ai giovani: «la vita, per quanto impegnativa e incerta, merita di essere vissuta e donata» a chi ancora non c’è. Ciò richiede di «sostenere questi giovani affinché lo sentano possibile. E poi – ha proseguito mons. Lamba – dobbiamo ricordare che il sacrificio e il rischio sono necessari. Certo, non in un modo sconsiderato… ma la provvidenza c’è».
Sostenuti da comunità, famiglie e Stato, «longa manus della provvidenza», si potrà considerare di mettere al mondo più figli. Secondo l’Arcivescovo, tuttavia, un’inversione di rotta richiederà «almeno 30-40 anni».
Le sfide ecclesiali
Mons. Lamba ha infine espresso «gratitudine per i collaboratori, laici, religiosi, sacerdoti e suore, che annunciano il Vangelo e offrono segni concreti di carità». Tra le cose più belle viste in Friuli cita le tante associazioni che si occupano delle persone con disabilità e, con un sorriso, «anche il creato. Penso al monte Canin innevato visto dalle finestre del palazzo patriarcale».
Una radio che guarda avanti
Don Antonello ha definito la radio diocesana una realtà piccola ma «frizzantina»: «È bello poter continuare a crescere, avere un po’ di creatività, guardare al futuro e non soltanto al passato». Mons. Lamba ha ricordato il valore dei due strumenti diocesani: la carta stampata, che permette «una lettura ragionata», e la radio, che «è anche una bella compagnia», in auto o nelle case di chi svolge servizi di assistenza. A servizio – aggiungiamo noi – di chi sa generare speranza anche nelle comunità più piccole del territorio friulano.















