Qual è il rapporto tra i “giovani d’oggi” e il lavoro? Non è facile rispondere a questa domanda. Un errore che possiamo commettere è considerare i giovani d’oggi una generazione omogenea. Ventidue anni di Fiera del Lavoro organizzata da ALIG e dodici come delegato al placement dell’Università di Udine mi hanno insegnato a cogliere le crescenti diversità. Dietro la parola “giovani” si incontrano oggi più che mai storie, esperienze e aspirazioni molto diverse.
C’è chi desidera spostarsi in Italia o all’estero e chi vuole costruire il proprio futuro localmente. C’è chi aspira rapidamente a ruoli di grande responsabilità e chi privilegia serenità, stabilità ed equilibrio tra vita privata e lavoro. C’è chi arriva alla laurea con percorsi internazionali e tirocini alle spalle e chi affronta il primo colloquio senza alcuna esperienza strutturata.
Se guardiamo a questa nuova generazione emerge anche una fragilità più diffusa. Incontriamo sempre più spesso giovani alle prese con ansia, insicurezze e, talvolta, sofferenze complesse. Queste difficoltà possono incidere anche sul rendimento negli studi e sul lavoro, ma sarebbe ingiusto interpretarle come segnali di scarsa volontà o incapacità. Spesso sono persone preparate, sensibili e molto esigenti con sé stesse. Il loro disagio richiede ascolto, non giudizi sommari.
Colpisce anche il disorientamento al termine degli studi. Le possibilità si moltiplicano, ma non altrettanto la capacità di orientarsi tra percorsi professionali sempre più diversi. I laureandi sanno che cosa hanno studiato, ma non sempre quale strada desiderano intraprendere. Faticano a identificare un percorso coerente con attitudini, valori e progetti di vita.
A rendere tutto più complesso è il contesto in cui questa generazione cresce. Instabilità geopolitica e incertezze economiche rendono il futuro meno leggibile. L’intelligenza artificiale sta già modificando competenze e professioni e promette trasformazioni ancora più profonde. Chiediamo ai giovani di compiere scelte decisive quando anche noi “grandi” fatichiamo a immaginare come sarà il lavoro fra dieci anni.
Questa crescente complessità, unita alla diversità dei profili individuali, rende sempre meno efficaci le risposte standardizzate. Non è un caso che l’Università di Udine offra agli studenti un servizio di consulenza psicologica come spazio individuale di ascolto e il servizio Ad Personam per orientare i singoli studenti e laureati al lavoro con colloqui personalizzati.
Due strumenti diversi, accomunati da un’idea semplice: ogni giovane è un mondo a sé, fatto di paure, sogni, talenti, aspirazioni e fragilità. Se le persone sono così diverse, anche il sostegno deve esserlo, pensato e cucito su ciascuno. Perché accompagnare al lavoro non significa indicare una strada migliore per tutti, ma aiutare ognuno a trovare la migliore per sé.
In conclusione, posso dire di guardare ai “giovani d’oggi” con fiducia. Nonostante le incertezze di cui abbiamo parlato, ritrovo in loro ogni giorno intelligenza, sensibilità, talento e desiderio di costruire. Se sapremo offrire loro il giusto sostegno, potranno non soltanto trovare la propria strada, ma anche aprirne di nuove per tutti noi.















