Montagna

Imponzo, l’addio a Franco, amico e anima della Polse di Cougnes

Una significativa presenza di parenti, amici e conoscenti si è ritrovata martedì 3 novembre, nella chiesa di Imponzo di Tolmezzo, per dare l’ultimo saluto a Franco Menegatti, scomparso all’età di 86 anni. Accanto a numerosi amici e collaboratori della Polse di Cougnes di Zuglio, realtà alla quale Franco aveva dedicato tanti anni della propria vita, erano presenti anche il fratello Elvio e alcuni nipoti, giunti per condividere questo momento di commiato e testimoniare il proprio affetto. Una partecipazione sentita, che ha riunito attorno a Franco gli affetti familiari e quella grande famiglia di amici che aveva saputo costruire nel corso della sua vita.

A presiedere la celebrazione esequiale è stato mons. Giordano Cracina, parroco di Imponzo, che nell’omelia ha ripercorso le tappe più significative della vita di Franco, intrecciando il ricordo personale con una riflessione sulla sofferenza, sulla fede e sulla speranza cristiana.

Una vita, quella di Franco, segnata anche da prove e privazioni, come ha ricordato il sacerdote, soprattutto negli ultimi anni, quando la disabilità e la perdita progressiva dell’autonomia lo avevano messo a confronto con la fragilità umana. Ma proprio in questa condizione, ha sottolineato don Giordano, Franco aveva saputo trovare nella fede e nella preghiera una fonte quotidiana di forza e consolazione.

«Le grazie del Signore non sono finite, non si sono esaurite le sue misericordie; si rinnovano ogni mattina»: le parole del profeta Geremia, tratte dalla prima lettura, hanno offerto la chiave per comprendere il cammino spirituale dell’amico scomparso. Nei tredici anni trascorsi a Casa Emmaus, la celebrazione della Messa, la recita del Rosario e dei Salmi erano diventate per lui un appuntamento quotidiano, una ricarica interiore per affrontare la vita con coraggio e serenità. Era una persona capace di ascoltare, accogliere e condividere, senza far mai mancare un gesto di cordialità.

Con la sua inseparabile Fiat Panda ha percorso centinaia di volte la strada che conduce alla Polse, diventando uno dei protagonisti della realizzazione di quello che sarebbe diventato il «Giardino dei Semplici», oggi frequentato da numerosi visitatori durante la bella stagione. Un’opera cresciuta grazie al contributo di tanti volontari provenienti dal Friuli, dal Veneto e persino dal Bergamasco, ma che porta anche l’impronta personale di Franco: la cura quasi filiale per ogni singola pianta, la passione per il mondo vegetale, la disponibilità a spiegare e insegnare, la capacità di accogliere chiunque arrivasse a visitare l’orto botanico.

«Hai contribuito a far crescere quello spettacolare Giardino dei Semplici che ancora oggi vediamo costantemente frequentato», ha ricordato mons. Cracina, evocando anche i tanti amici che, seguendo il suo esempio, hanno condiviso quell’esperienza di servizio gratuito e generoso.

Ma l’eredità di Franco non si esaurisce nell’opera realizzata alla Polse. Tanti, ha ricordato il sacerdote, hanno beneficiato della sua saggezza, delle profonde riflessioni quotidiane sulla Parola di Dio, delle conferenze e della familiarità che sapeva offrire a quanti andavano a trovarlo. Una ricchezza umana e spirituale maturata anche attraverso i suoi studi classici e filosofici, il lavoro e il matrimonio con Nada, la compagna di una vita, che ora ha nuovamente raggiunto nella speranza della risurrezione.

Originario del Veronese, Franco aveva conservato un legame profondo con la propria terra, con i genitori, i fratelli e le sorelle e con i ricordi di un’infanzia segnata dalle fatiche e dalle povertà di quegli anni. Un percorso di vita che lo aveva portato a inserirsi profondamente nella comunità friulana, senza dimenticare le proprie radici.

Nel concludere l’omelia, mons. Cracina ha rivolto un sentito ringraziamento alle tante persone che sono state vicine a Franco, soprattutto nell’ultimo periodo della sua vita, alle suore presenti, alle coppie di sposi che lo hanno accompagnato, gli amici, i volontari e il personale sanitario. «La tua eredità è proprio l’amore che hai accolto da Dio e che hai saputo dispensare a tutti noi», ha affermato il sacerdote, affidando il ricordo di Franco alla speranza cristiana della vita eterna.

Bruno Temil

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