Salute

Alzheimer, fino al 45% delle demenze può essere prevenuto. Incontro a Tarcento

Non esiste ancora una cura definitiva per la malattia di Alzheimer, ma questo non significa che non possa essere curata. Proprio per questo arrivare a una diagnosi precoce è fondamentale. Non solo: fino al 45 per cento dei casi di demenza può essere prevenuto intervenendo sui principali fattori di rischio. A ricordarlo è il dott. Iacopo Cancelli, neurologo dell’Azienda ospedaliera universitaria di Udine. Sabato 26 settembre, alle ore 15, Cancelli interverrà all’incontro “Malattia di Alzheimer e altre demenze, conoscenza e prevenzione”, promosso in collaborazione con l’Associazione Alzheimer di Udine dall’Azienda pubblica di servizi alla persona Opera Pia Coianiz, di Tarcento, dove è presente un reparto dedicato ai malati di Alzheimer e malattie neurodegenerative. Sulla Vita Cattolica del 23 settembre 2026 il neurologo spiega che cos’è la malattia e fa il punto su prevenzione e nuove prospettive di cura. Qui un estratto.

Dott. Cancelli, quali sono i segnali che indicano l’insorgenza della malattia di Alzheimer?
«Deve avvenire un cambiamento profondo, una modifica delle nostre capacità cognitive che incida sulla nostra capacità di gestire l’ambiente esterno e sulla nostra autonomia. Il primo sintomo solitamente è un disturbo di memoria, che però ha delle caratteristiche particolari, cioè l’incapacità di immagazzinare nuove informazioni: non ricordiamo gli appuntamenti o quello che abbiamo letto e, nonostante ci venga ripetuto, tendiamo a non riuscire a immagazzinare queste informazioni e a essere ripetitivi, per esempio a dire sempre le stesse cose. Viceversa, alcuni altri disturbi di memoria sono considerati benigni: per esempio, andare in una stanza e dimenticarsi la ragione per cui ci siamo andati non indica un esordio di demenza, piuttosto un deficit di attenzione, esattamente come dimenticarsi momentaneamente il nome di alcune persone che conosciamo. Altri segnali possono essere, invece, l’incapacità di orientarsi in luoghi conosciuti, ad esempio non ritrovare più la via in cui abbiamo parcheggiato l’auto, in una città che conosciamo bene; non essere più in grado di svolgere compiti che fino a quel momento facevamo, come cucinare; avere difficoltà a utilizzare strumenti di uso comune, come il forno, il telefonino o il telecomando. Questi, in linea di massima, sono i sintomi più frequenti».

Posto che una cura definitiva ancora non c’è, la ricerca sta facendo dei passi in avanti?

«Già ora l’Alzheimer può essere curato sotto vari aspetti: ci sono dei farmaci che aumentano le capacità di memoria e le capacità cognitive e rallentano entro certi limiti il manifestarsi dei sintomi, altri che aiutano a trattare i sintomi che spesso si associano alle demenze, come depressione, ansia, insonnia, agitazione. Per quanto riguarda le terapie che vanno a colpire i meccanismi più profondi della malattia, stanno in questo momento uscendo dei nuovi farmaci, che però hanno ancora un’efficacia limitata e moltissimi rischi. Siamo in una fase iniziale della ricerca, che per ora interessa una quota estremamente minoritaria dei pazienti. Per questo resta fondamentale la prevenzione».

Com’è possibile prevenire la demenza?
«Prima di tutto è fondamentale correggere ogni possibile fattore di rischio vascolare: l’ipertensione, il diabete, il fumo, l’obesità, la sedentarietà. È importantissimo, poi, ridurre o comunque moderare il consumo di alcol e riconoscere i sintomi di un’eventuale depressione e trattarla, perché essa è un fattore di rischio estremamente importante per il decadimento cognitivo. Altrettanto importante è correggere ogni possibile disturbo sensoriale: alla vista, ma in particolare all’udito, perché questo rappresenta un significativo fattore di rischio per lo sviluppo di demenza. Ed è importantissimo rimanere lungo tutto il corso della propria vita attivi dal punto di vista mentale, sociale e fisico. Attraverso questi semplici, però impegnativi, cambiamenti del nostro stile di vita fino al 45 per cento delle demenze può essere prevenuto».

L’intervista completa con il dott. Cancelli, a cura di Valentina Zanella, si può leggere sulla Vita Cattolica del 23 settembre 2026.

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