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Chiesa

Attentato in Mozambico. «Ho perdonato chi mi ucciderà. Fatelo pure voi»

I messaggi dei sacerdoti della diocesi di Pordenone coinvolti nell’attentato in cui ha perso la vita suor Maria De Coppi

Suor Maria De Coppi era in Mozambico da sessant’anni e aveva anche ottenuto la cittadinanza. Sempre vicina, con le sue consorelle missionarie comboniane, alle persone più fragili di questa area dell’Africa che aveva raggiunto una pacificazione e che invece negli ultimi anni è ricaduta nella spirale della violenza. 

La missione cattolica a Chipene è stata attaccata probabilmente da un commando jihadista, come dice l’arcivescovo locale, monsignor Inacio Saure. Tutto è stato dato alle fiamme, poi è cominciato l’attacco armato e suor Maria, 84 anni, è stata raggiunta da un proiettile alla testa. Due sacerdoti della missione, provenienti dalla diocesi di Pordenone, sono riusciti a fuggire a piedi. Sono don Lorenzo Barro e don Loris Vignandel che nella notte aveva mandato via chat un messaggio disperato: “Qui sparano. Ci vediamo in paradiso. Stanno incendiando la casa. Ho perdonato chi eventualmente mi ucciderà. Fatelo pure voi. Un abbraccio”.

I due preti friulani scampati all’attentato sono in missione in Mozambico da anni: don Lorenzo Barro, 58 anni, già parroco di Aviano, si trova nella missione attaccata da 6 anni; nel 2018 è arrivato anche don Loris Vignandel, che ha 45 anni, è nato a Corva ed è stato parroco di Chions e cappellano a Concordia Sagittaria (Venezia). Nel mese di luglio, la missione è stata visitata anche dal Vescovo di Pordenone, monsignor Giuseppe Pellegrini, che aveva portato concreto supporto e aiuti da parte dell’intera Diocesi di Concordia – Pordenone. Per il 20 novembre era in programma la Giornata Nazionale dei Giovani e Nampula (Nord Mozambico) a cui erano attesi più di 1.300 giovani.

Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, che conosce bene il Mozambico per il quale, con la Comunità di Sant’Egidio, trent’anni fa era riuscito a raggiungere gli storici accordi di pace, oggi piange per la suora uccisa: “Preghiamo per suor Maria che per sessanta anni ha servito il Mozambico, diventato la sua casa. Il suo sacrificio sia seme di pace e di riconciliazione – ha auspicato l’arcivescovo di Bologna – in una terra che, dopo anni di stabilità, è nuovamente flagellata dalla violenza, causata da gruppi islamisti che da alcuni anni seminano terrore e morte in vaste zone del nord del Paese”. Anche la Comunità di Sant’Egidio ha espresso il suo cordoglio lanciando “un appello alla comunità internazionale per non dimenticare questi terribili attacchi di stampo jihadista, che hanno già provocato troppi lutti e oltre 800mila sfollati che non si possono abbandonare alla loro sorte”.

Parole di cordoglio arrivano dalla politica e dalle istituzioni soprattutto dal Veneto, regione di origine della religiosa. “Dal 1963 Suor Maria portava aiuto, sostegno, amore, dedizione alle popolazioni del Mozambico. E’ terribile, inaccettabile, dolorosissimo sapere che proprio lì, proprio mentre compiva la sua missione di pace e carità, è stata brutalmente assassinata”, afferma il Presidente del Veneto Luca Zaia.

Dolore per l’accaduto è stato espresso anche dal sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova e da Debora Serracchiani, presidente del gruppo Pd alla Camera.

La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, che sostiene i cristiani perseguitati nel mondo, chiede che “non solo le autorità civili, ma anche i leader religiosi condannino e isolino la radicalizzazione con maggiore determinazione. Oggi – ricorda il direttore Alessandro Monteduro – ricorre l’ottavo anniversario dell’eccidio delle Missionarie di Maria, suor Lucia Pulici, suor Olga Raschietti e suor Bernadetta Bogian, avvenuto in Burundi. A otto anni di distanza, le missionarie pagano ancora il tributo del sangue per evangelizzare le nazioni africane”. 

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