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Cronaca

Bufera all’Aussa Corno, danno erariale per 21,7 milioni

Indagate 23 persone. Ma nei prossimi giorni potrebbe arrivare la bancarotta

Alla conclusione degli accertamenti delegati alla Guardia di Finanza dalla Procura regionale della Corte dei Conti di Trieste è stato contestato un danno erariale per circa 21,7 milioni di euro nei confronti Consorzio Aussa Corno, avente sede a Udine, che ha goduto di notevoli sovvenzioni pubbliche per gestire e coordinare le attività di sviluppo industriale nella Bassa friulana. Nell’inchiesta, condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria di Udine, risultano coinvolte a vario titolo 23 persone: i passati vertici dell’ente consortile, presidenti e consiglieri, nonché i direttori generali, i membri del Collegio dei revisori nonché il funzionario della Regione Friuli-Venezia Giulia che ha gestito alcuni processi di erogazione dei contributi concessi per la realizzazione di opere pubbliche (per la realizzazione dei programmi di investimento finalizzati al potenziamento e completamento di infrastrutture ed attrezzature nell’ambito di Porto Nogaro). La procura della Repubblica aveva già accusato di malversazione ai danni dello Stato Cesare Strisino e Marzio Serena, nelle loro rispettive funzioni di ex presidente e di direttore della Ziac. Attualmente è in corso la procedura di liquidazione del Consorzio e, secondo alcune indiscrezioni, il liquidatore Marco Pezzetta avrebbe chiesto ai giudici fallimentari lo stato di insolvenza che potrebbe aprire agli ex vertici della Ziac la ben più grave accusa di bancarotta fraudolenta. Il buco di bilancio ammonterebbe a circa 75 milioni di euro.

La distrazione di 10,9 milioni di euro, percepiti dall’ente consortile per le opere portuali, costituisce la voce più significativa tra quelle segnalate dalle Fiamme Gialle friulane: a riguardo sono stati segnalati dalla Guardia di Finanza l’ex presidente ed il direttore generale che hanno illegittimamente impiegato i fondi, nonché il funzionario della Regione Friuli-Venezia Giulia che aveva il compito di vigilare sugli interventi sostenuti da risorse finanziarie pubbliche. Sotto la lente degli investigatori è finita, inoltre, la locazione di Porto Margreth, affidato alle imprese portuali socie dell’Ente consortile ad un prezzo irrisorio. In questo caso, per l’ipotizzato danno di oltre 3 mln di euro, sono stati segnalati alla Procura Regionale della Corte dei Conti anche i revisori dell’Ente. Riguardo alle compravendite di terreni che hanno cagionato un notevole dissesto nei bilanci dell’Ente consortile, invece, è emerso un danno erariale di 3,2 mln di euro causato da anomale modalità di acquisto e gestione degli stessi. Specifiche contestazioni sono state poi formulate in relazione all’attuazione del Patto Territoriale della Bassa Friulana (di cui l’Ente consortile era responsabile), al riguardo è stato riscontrato l’affidamento di consulenze ad una società britannica ed ai suoi referenti italiani, che avevano generato un lungo contenzioso, concluso con il pagamento di un risarcimento di 880 mila euro, da parte dell’ente consortile, alla predetta società inglese. Per questa vicenda, sono stati chiamati in causa i consiglieri di amministrazione ed il direttore generale dell’epoca, oltre ai consulenti che erano stati inseriti nell’organico dell’ente consortile proprio per assicurare la corretta gestione del Patto Territoriale ed i revisori che dovevano vigilare sull’operato dell’organo amministrativo dell’ente. Infine, sono emerse ulteriori diverse ipotesi di danno erariale, riconducibili a spese e oneri sostenuti dell’Ente consortile ritenuti privi di utilità e vantaggi direttamente assunti dal Presidente e dal direttore generale.

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