C’erano Corgnali e Placereani. Bellina, Fabris e Londero. Della Bianca, De Roja e Trigatti. Turoldo. Ovviamente, c’era mons. Battisti. Tanti, tantissimi altri. E tantissime suore, molte delle quali giunte appositamente a spalare macerie e alleviare lutti. Nel Friuli colpito dal sisma, i preti e le suore – vescovo in testa – furono coloro che presero letteralmente per mano la popolazione e, con la gente stessa, aiutarono il Friuli a rialzarsi. È prima di tutto un atto di giustizia ricordare la loro opera, il loro slancio morale e materiale, il loro spirito alle volte pacato, spesso più combattivo, in ogni caso fondamentale.
A Buja domenica 25 ottobre avrà luogo l’ultimo appuntamento che l’Arcidiocesi di Udine dedica alla memoria del sisma del 1976, un convegno che vedrà proprio al centro le figure ecclesiali di allora… e quelle di oggi. Non a caso, il titolo dell’appuntamento bujese sarà proprio “Dare la vita”. «È giusto che la diocesi dedichi un appuntamento alla memoria dei preti, delle suore, ma in prima battuta del vescovo Battisti che non a caso è chiamato e ricordato come il “Vescovo del terremoto”» afferma a Radio Spazio don Federico Grosso, direttore dell’Istituto superiore di Scienze Religiose di Gorizia, Trieste e Udine, la cui voce aprirà il convegno di Buja.
Memoria grata dei preti di ieri…
«Quella del clero era una presenza molto molto inserita nella società e nei problemi concreti della gente – prosegue Grosso –. È una caratteristica tipica dei preti friulani, un clero che proveniva dal popolo e che con il popolo stava».
Il sisma colse la Chiesa udinese nel pieno di un periodo di grande vivacità, nel quale il clero si fece aperto portavoce della popolazione: appena nove anni prima, 529 preti firmarono la celebre “Mozione del clero”, portando all’attenzione della politica diverse istanze popolari: l’Università del Friuli, i collegamenti con l’Europa centrale, l’emorragia di giovani emigrati, la lingua friulana, le servitù militari. Due anni prima del sisma, ecco nascere Glesie furlane. «In generale – continua ancora don Grosso – il clero si spendeva emancipare la popolazione da quella “sotanance” (sottomissione, ndr) a cui era tristemente abituata». Poi ci furono il terremoto, l’assemblea dei cristiani del 1977, fino al Sinodo diocesano udinese V conclusosi nel 1988. Con il vescovo, mons. Battisti, al timone di quella grande nave. «Battisti è stato il grande regista di questo movimento con una presenza molto forte, direi quasi profetica perché ha saputo leggere i segni di quei tempi».

…e la condizione di oggi. Parola a don Antonello, Ranieri, suor Soardo
Nel 1976 la Chiesa udinese contava sull’opera di circa 700 preti, un numero già in calo rispetto agli anni precedenti, ma enormemente maggiore a quello odierno (oggi i preti attivi nelle Parrocchie sono 194, compresi i religiosi e sacerdoti di origine straniera; i parroci sono molti di meno).
Sarebbe un’occasione sprecata se il convegno del 25 ottobre si limitasse alla pur necessaria memoria di chi ha costruito la Chiesa e il Friuli nella seconda metà del Novecento. Per questo, Un tema delicato che sarà affrontato in una tavola rotonda tra il rettore del Seminario don Daniele Antonello, il seminarista Matteo Ranieri e la salesiana suor Jessica Soardo guiderà i partecipanti dentro alle dinamiche della Chiesa odierna, in cui i modi di «Dare la vita» sono diversi. «Spendere la vita è, in qualche modo, la “mission” di ogni formazione clericale e religiosa» conclude don Federico Grosso.
«Dare e generare la vita anche in situazioni di morte, non è solo un compito dei preti, ma un compito di tutti: di una società e di una Chiesa. A Buja queste istanze saranno ricalibrate, ripensate e proposte e vissute da chi opera nel contesto formativo di oggi». È proprio questo il motivo per cui il convegno si concluderà con l’intervento del vicario generale mons. Dino Bressan, già rettore del seminario negli anni 2000, che rifletterà sulla necessità della cura delle vocazioni da parte dell’intera comunità ecclesiale.

Partecipazione libera. Il programma
Il convegno di domenica 25 ottobre si svolgerà a Buja, nel teatro “Casa della Gioventù” in Strade dal Plevan. L’apertura sarà alle 15.30 con la preghiera, cui seguirà l’intervento di don Federico Grosso, direttore dell’Istituto superiore di Scienze religiose di Gorizia, Trieste e Udine, sul tema «Scosse ecclesiali. Dalla mozione del clero al terremoto, fino al Sinodo diocesano udinese V: il presbiterio friulano fermento di rinascita». Don Grosso condurrà i partecipanti dentro un periodo storico di alcuni decenni nei quali il clero udinese – in senso ampio, comprendendo anche il vescovo Alfredo Battisti e diverse figure religiose – si faceva portatore di istanze popolari ed ecclesiali profonde e accorate.
Seguirà una tavola rotonda a tre voci: don Daniele Antonello (rettore del Seminario interdiocesano), suor Jessica Soardo fma (salesiana, educatrice e docente di filosofia) e Matteo Ranieri (seminarista ordinando diacono) porteranno tre diversi sguardi sulle «Figure ecclesiali di oggi. Una presenza trasformata e trasformatrice». La tavola rotonda sarà l’occasione per riflettere sui cambiamenti che le figure consacrate sono chiamate a vivere in relazione ai cambiamenti dei tempi storici.
A concludere il pomeriggio saranno l’intervento del vicario generale mons. Dino Bressan (sul tema «Dare la vita. Una Chiesa che si prende cura delle vocazioni») e dell’arcivescovo mons. Riccardo Lamba.
La partecipazione al convegno è libera e gratuita.
G.L.














