Spoiler: il Papa non ha mai scritto un’enciclica sull’intelligenza artificiale. Non è l’affermazione di un negazionista del magistero papale, ma la pignoleria di un lettore a cui piacciono i dettagli. Se infatti leggiamo il sottotitolo di Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Leone XIV, ci accorgiamo che il testo pone al centro della riflessione il tema della «custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale». Non un trattato sull’IA.
Protagonista è la persona umana, che Leone XIV ribadisce essere «la via della Chiesa» e il cuore di ogni autentico cammino di sviluppo umano integrale (n. 50). La vocazione alla custodia della dignità della persona umana rimane il punto da cui guardare e giudicare le tecnologie che emergono nel corso della storia. Indicativo è anche il fatto che la parola “dignità” ricorra circa 100 volte nel testo dell’enciclica, più del doppio della “Fratelli tutti” di Francesco. A cosa si riferisce Leone XIV quando parla di dignità?
Alla tematica sono riservati alcuni paragrafi all’interno del secondo capitolo (nn. 50-53), la sezione del testo che ripercorre i fondamenti della Dottrina Sociale. La dignità umana si fonda sulla «grande affermazione secondo cui l’uomo e la donna sono creati a immagine e somiglianza del Dio trinitario». È una dignità fondamentale, originaria, «che non si acquisisce e non si merita, né ha bisogno di essere dimostrata»; qualcosa che appartiene a ciascuno in modo molto profondo, «per il fatto semplice di esistere». Dice che ogni persona partecipa ad una storia in cui è stata desiderata per essere l’immagine della Comunione che la rivelazione cristiana colloca nel cuore stesso di Dio. Da essa derivano la dignità morale, sociale ed esistenziale: la capacità di scegliere il bene, di vivere in condizioni degne, di riconoscere il valore di sé.

Il riferimento biblico all’uomo creato a «immagine e somiglianza» di Dio è decisivo. Nella tradizione ermeneutica, l’“immagine” indica il dono originario, il valore indelebile impresso da Dio nella persona. La somiglianza è invece interpretata come il percorso dinamico, la risposta con cui l’uomo nella storia è chiamato a realizzare questa identità. Custodire la dignità della persona nell’epoca degli algoritmi significa riconoscere che essa è allo stesso tempo qualcosa di già dato e anche sempre da compiersi. Le rivoluzioni economiche e tecnologiche inaugurano opportunità inedite per l’essere umano, modificando in profondità la vita e l’ambiente in cui abita. Nuovi mezzi aprono nuovi interrogativi sui fini, e creano luoghi di relazione in cui la dignità della persona può essere riconosciuta o negata. Con questa consapevolezza, Magnifica Humanitas invita a vigilare sull’impatto che il digitale e l’IA (le «cose nuove» del nostro tempo) hanno sulla nostra capacità di custodire il valore unico della persona.
Leone invita a fare della dignità umana un criterio tecnico e morale per progettare e usare le tecnologie. Nel testo sono indicati i “cantieri” in cui custodire la dignità: la trasparenza degli algoritmi, il lavoro, le nuove servitù digitali, i diritti umani, la pace, l’educazione. Come nell’icona biblica del profeta Neemia, l’uomo è chiamato a scegliere la misura ultima che orienta la costruzione della città e della convivenza umana. Per riconoscere la dignità infinita della persona occorre una scelta architettonica: l’abbandono del mito della sola potenza e della scalabilità, per abbracciare il paradosso per cui «l’umano fiorisce attraverso il limite» (n. 118). Dignità vuol dire custodire la fragilità, la vulnerabilità che schiude alla relazione autentica con l’altro e con Dio.
Dignità è per i cristiani grazia e compito, a cui Magnifica Humanitas incoraggia esplicitamente: «Non temiamo di sporcarci le mani nel cantiere del nostro tempo. Come Neemia, rimettendo Dio all’orizzonte del nostro agire e l’essere umano al centro delle nostre scelte» (n. 16).
Tommaso Nin












