«Una mostra per il Friuli e per l’Europa, perché tutti sappiano rialzarsi sempre, come abbiamo fatto noi 50 anni fa». Con queste parole il curatore, don Alessio Geretti, definisce la mostra “E fu mattina. Alcune forze distruggono. Altre resistono e rialzano”, che inaugura mercoledì 28 ottobre e rimane visitabile fino al prossimo 24 gennaio nelle tre sedi di Palazzo Elti a Gemona, nel Castello Savorgnan ad Artegna e nella chiesa di Santa Maria in Nives a Osoppo. La mostra è ideata da Illegio – Associazione culturale Comitato di San Floriano e allestita con la collaborazione di Città di Gemona, Comune di Artegna, Comune di Osoppo, Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, delle parrocchie di Gemona, Artegna e Osoppo e con il sostegno di PrimaCassa – Credito Cooperativo FVG.
«Non è una mostra dedicata al terremoto, ma guarda avanti e guarda dentro, raccontandoci le forze che distruggono nella vita e quelle che invece resistono e risollevano, permettendoci di ricostruire con coraggio, impegno e grande speranza», prosegue don Geretti. L’esposizione, infatti, è suddivisa in sezioni. Alcune dedicate alle forze distruttrici – quella della natura incontrollabile, che provoca disastri e cataclismi, e quella della follia dell’uomo e della violenza criminale –, altre che resistono e rialzano. «Ne presentiamo cinque, che crediamo siano la summa del concetto: la forza della ragione, che prevale su quella cieca del rancore e della violenza; la forza dell’amore, che guarisce e reagisce ad ogni disastro con la prossimità; la forza della fede, che sostiene la certezza del valore della vita senza cedimenti; la forza della bellezza, che rincuora e ripara tante ferite del mondo e dell’anima; la forza dello sguardo dei bambini, che scuote un po’ tutti e che tutti dovrebbero saper avere di nuovo, invecchiando bene».
A comporre il percorso espositivo sono in tutto 16 opere provenienti da tutto il mondo e in molti casi appartenenti a collezioni private per le quali “E fu mattina” rappresenta un’occasione unica per ammirarle. «I nomi degli artisti bastano per tramortire: Chagall, Miró, Guttuso, Ligabue, Picasso, ma anche Canova e Caravaggio – spiega il curatore –. Basta fare un nome fra i tanti: ‘Guernica’, l’indimenticabile famosissima opera di Picasso che è un monumento contro ogni violenza e guerra e un appello che non sarà mai soffocato verso la pace. La potremo ammirare in cartone in una versione identica all’originale con stesse dimensioni e lo stesso impatto. A Picasso fu chiesto in America di replicare il suo quadro, sapendo che quando sarebbe arrivato in Spagna non sarebbe più stato spostato. Picasso lo ha realizzato su carta a dimensione reale con un aiuto prezioso, quello di Jaqueline de La Baume, la donna che poi, partendo da quello stesso cartone, avrebbe creato un arazzo che oggi è esposto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il Friuli quindi non può che mobilitarsi per approfittare di queste meraviglie e delle altre, il “Teseo sul Minotauro” di Canova, per esempio, o “San Giovannino giacente” di Caravaggio, solo per ricordare qualche motivo di interesse formidabile che questa esposizione ci regalerà. Invito anche ad andare a Osoppo, a Santa Maria ad Nives, dove ha resistito al fragore del terremoto, tra le macerie, il gioiello più splendido dell’arte di tutto il territorio terremotato: una grande pala di pellegrino da San Daniele, che è tra i tesori conservati dal Friuli e che merita di essere riscoperta così, simbolicamente, ancora per ricordarci che la bellezza resiste a tante devastazioni e ci aiuta a resistere».
La mostra “E fu mattina” sarà fruibile grazie a guide specificamente formate per l’occasione. «Abbiamo raccolto una compagnia di 16 giovani, tanti quante le opere che vengono proposte in questa mostra selezionatissima e intensa, in modo che tutti sempre siano accompagnati da ragazzi che lasciano il senso di una grande consolazione interiore, sia per la competenza con cui fanno entrare nelle opere, sia per la passione che si legge nel loro sguardo. È importante che siano dei giovani perché non hanno vissuto quell’esperienza in modo diretto, ma possono entrarci in modo indiretto e trasmettere, proprio grazie al loro giovanile entusiasmo, il messaggio che un popolo deve sempre attingere alle sue migliori risorse di virtù, di memoria, di speranza e di fraternità. A cinquant’anni dal sisma – conclude Geretti – la ricostruzione non sarebbe completa se a parlarne non ci fossero giovani con gli occhi che brillano».
Valentina Viviani













