Una festa, quella dei Santi Patroni, che nell’Arcidiocesi sorella di Gorizia ha visto il solenne ingresso del nuovo arcivescovo, mons. Giampaolo Dianin, accolto nella serata di domenica 12 luglio nella Cattedrale goriziana dopo una tappa ad Aquileia.
Ad accogliere il presule, di origine padovana e proveniente da un quadriennio di episcopato a Chioggia, c’erano anche mons. Riccardo Lamba e la comunità del seminario interdiocesano di Udine, Trieste e, appunto, Gorizia. «Questa città è al centro di diverse culture e identità – ha affermato il neo-arcivescovo –. Ricordo in particolare i fratelli e sorelle di lingua friulana e slovena. Un fraterno ringraziamento a tutti voi nella consapevolezza di una storia e di identità preziose da preservare. Continueremo a camminare insieme; nella Chiesa i confini e le identità sono ponti per incontrarci», ha detto mons. Dianin, prima di rivolgere ai fedeli un saluto in lingua friulana, slovena e tedesca.
«Queste terre siano laboratorio di pace»
«Entro in punta di piedi per ascoltare tutto e tutti con umiltà e apertura della mente e del cuore. Il cammino sinodale ci ha insegnato che l’ascolto non è strumentale a qualcos’altro, ma è itinerario spirituale, conversione del cuore», ha ricordato Dianin. «Gorizia è terra di confine, con una storia particolare che l’ha vista protagonista nelle drammatiche guerre del secolo scorso – ha concluso –. Come cristiani, in nome della “infinità dignità” di ogni persona, non possiamo non sentire sulla nostra carne i problemi e le sfide di questo nostro tempo impegnandoci perché le nostre terre non siano terreno di conflitti, ma un laboratorio a cui altri possano guardare. Affido ai martiri Ermacora e Fortunato e alla Beata vergine Maria il santo viaggio che oggi inizio in mezzo a voi pieno di fiducia e di speranza».
Redaelli: «Territorio, storia e società: una sfida interessante»
«Ti accoglie un popolo di Dio, che – lo sperimenterai presto con gioia – vive oggi un’autentica fedeltà al Vangelo senza scoraggiamenti, ma con la convinzione che il messaggio del Cristo morto e risorto è la buona notizia anche per il mondo di oggi» ha affermato l’arcivescovo emerito di Gorizia, mons. Carlo Maria Redaelli, rivolgendosi al suo successore. Redaelli sarà trasferito alla Segreteria del Dicastero per il clero, a Roma. «È una Chiesa assolutamente particolare quella di cui diventi ora pastore, proprio per le caratteristiche del suo territorio, del suo contesto sociale e della sua storia. Una sfida interessante per chi qui assume il compito di Arcivescovo. Non sarai solo e avrai sempre il sostegno di tante persone».
G.L.















