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«Lasciarli provare, lasciarli sbagliare». I consigli della neuropsichiatra infantile

«Figlio mio, se hai un dubbio, un problema, forse puoi trovare qualche risposta scrivendo sul tuo diario, confrontandoti con un amico, magari un adulto, ma non chiedendola all’intelligenza artificiale». Parola di Silvana Cremaschi, pediatra e neuropsichiatra infantile, che ricorda che educare i figli all’autonomia significa aiutarli a fidarsi di se stessi, senza lasciarli soli, ma anche senza sostituirsi a loro.

Silvana Cremaschi

In un tempo in cui i genitori sono sempre più presenti e attenti, il rischio, osserva Cremaschi (in un’ampia intervista a cura di Valentina Zanella, pubblicata sulla Vita Cattolica dell’8 luglio 2026), è quello di diventare troppo protettivi. «Dobbiamo continuare a essere una guida per i nostri figli, ma evitare di fare le cose al posto loro. Solo così potranno pensare: “Posso fidarmi di me stesso, ho provato, ce la posso fare”. Naturalmente bambini e ragazzi hanno anche bisogno di qualche limite: non possiamo controllare tutto quello che fanno, ma devono sentire che ci siamo sempre. Altrimenti, rischiamo di delegare ad adulti sconosciuti, attraverso l’uso incontrollato dei device, il ruolo di loro consiglieri».

Cremaschi ricorda che è importante incoraggiare l’autonomia dei figli fin dai primissimi mesi di vita e fornisce consigli utili su come farlo, in vari ambiti: nel tempo dell’addormentamento, del gioco, dell’organizzazione del tempo e nell’affidare delle piccole responsabilità, fino alla gestione dei compiti e all’utilizzo dello smartphone.

«Un’eccessiva protezione – spiega – fa sì che i bambini non sperimentino. Oggi vedo pochissime ginocchia sbucciate. Eppure quelle piccole ferite raccontavano il coraggio di aver provato qualcosa di nuovo. Per crescere serve una base sicura: sapere che mamma e papà ci sono, pronti ad aiutare se serve, ma senza impedire di affrontare il mondo e le inevitabili frustrazioni».

«La vita è come un allenamento sportivo – continua Cremaschi –: si prova, si sbaglia, si ricomincia finché si impara. Vale anche nelle relazioni. Quando due bambini litigano, spesso l’adulto decide subito chi ha ragione e chi ha torto. Sarebbe invece più utile fermare i due contendenti, ascoltare entrambi e aiutarli a riflettere su ciò che è successo e su come potrebbero comportarsi la volta successiva. Così, senza aspettare sempre il giudizio dell’adulto, imparerebbero ad ascoltare la loro voce interiore».

L’estate è un ottimo momento per allenare l’autonomia, suggerisce la neuropsichiatra. «Durante le vacanze possiamo responsabilizzare bambini e ragazzi aiutandoli a organizzare i compiti: quanti ne devo fare? Quanti giorni ho a disposizione? Costruire insieme un programma insegna a gestire il tempo senza che sia sempre il genitore a controllare. Anche gli spostamenti possono diventare un esercizio di autonomia. Le prime volte possiamo seguire i ragazzi in bicicletta a distanza, poi lasciare loro maggiore libertà. La gradualità è la chiave. Non possiamo dar loro in mano il motorino a 14 anni se prima non sono stati allenati a muoversi in sicurezza».

L’intervista completa a cura di Valentina Zanella si può leggere sulla Vita Cattolica dell’8 luglio 2026

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