Non poteva esserci modo migliore per celebrare la «Giornata mondiale del Rifugiato», in programma sabato 20 giugno: nella mattinata di giovedì 18 giugno, a Roma, l’UNHCR – l’agenzia Onu per i Rifugiati – ha infatti premiato la Fondazione Centro Caritas dell’Arcidiocesi di Udine e la Ganzini Srl, impresa edile di Sedegliano, per il loro impegno sul fronte dell’inclusione lavorativa. Cuore del riconoscimento è la storia di Daud, giovane pakistano giunto in Italia nel 2023, accolto in un progetto Caritas e accompagnato nel suo percorso di integrazione dall’équipe F.O.R.M.A.Lav. – Formazione, Orientamento, Rete, Motivazione, Affiancamento, Lavoro. All’interno di tale percorso c’è stato l’incontro con l’azienda di Ivan Ganzini che ha scommesso sull’inserimento nella sua squadra di una persona rifugiata. Il risultato è stato dei più felici: Daud oggi è parte integrante della Ganzini Srl – assunto con contratto a tempo indeterminato –, è fuori dall’accoglienza, in piena autonomia, e tra pochissimi giorni entrerà nella sua nuova casa
Determinante il progetto F.O.R.M.A.Lav.
Prezioso il lavoro di F.O.R.M.A.Lav., l’équipe integrata multiprofessionale e trasversale ai servizi Caritas, nella quale convergono operatori e operatrici della Fondazione Centro Caritas e dell’associazione Opera Diocesana Betania. La presa in carico della persona è corale, si valorizzano le sue competenze, si individuano percorsi formativi, si favorisce – attraverso tirocini formativi – l’inserimento lavorativo nelle aziende che non vengono mai lasciate da sole. Anzi. Gli operatori seguono passo dopo passo la persona inserita e l’azienda stessa.
Così è stato per Daud che ha seguito un corso professionalizzante al Cefs, il Centro edile per la Formazione e la Sicurezza di Udine, ed è poi stato inserito nella squadra della Ganzini Srl.
«È chiaro che non è stato tutto semplice e immediato – spiega Ivan Ganzini –, è servito un lavoro di affiancamento e di formazione. È stato indispensabile anche un percorso di tipo culturale, perché le differenze ci sono, ma non sono un ostacolo insormontabile. E c’è poi la questione linguistica. Siamo però stati seguiti passo per passo dalla Caritas che ha accompagnato nel vero senso della parola l’inserimento di Daud, seguendo lui, ma anche noi. Soprattutto ascoltando le nostre necessità e richieste, ad esempio il fatto che servisse un secondo corso di italiano e così è stato».
La questione linguistica
«Proprio la questione linguistica – spiega ancora l’imprenditore – ha iniziato a mostrarci il carattere di Daud, perché non solo ha accettato di buon grado i corsi di italiano, capendo subito che erano necessari, ma ha pure preso l’abitudine di prendere nota, nel corso della giornata, dei nomi dei diversi attrezzi. Se li segnava sullo smartphone e la sera, una volta a casa, li mandava a memoria ripetendoli: ha imparato con grande velocità. Un gesto che a molti può sembrare banale, ma che a noi ha rivelato la sua grande volontà e la voglia di mettersi in gioco, di integrarsi, di crescere. Mi sono chiesto spesso, da quando Daud è con noi, se io trovandomi in un altro Paese, così diverso dal mio, lontano da tutto ciò che mi è caro, sarei disposto a fare tutto quello sta facendo lui. Onestamente non credo. Sono felice che Daud oggi sia parte integrante del nostro gruppo di lavoro, siamo letteralmente cresciuti insieme».
«Sono grato per tutte le possibilità che mi sono state offerte – racconta Daud –, lasciare il proprio Paese e le persone care non è facile, ma ora ho gli strumenti per realizzare il mio sogno di una nuova vita in Europa».
«È difficile dire a parole la soddisfazione e la gioia che si provano quando l’accompagnamento di una persona che accogliamo nei nostri servizi si conclude in questo modo – sottolinea con emozione Debora Macoratti, coordinatrice dell’équipe F.O.R.M.A.Lav –. È la magia di un vero e proprio gioco di incastri perché ognuno ci mette un pezzo del proprio lavoro, sempre senza sovrapporlo a quello degli altri. C’è il movimento coordinato di molte persone, c’è uno sforzo corale nel vero senso della parola. In modo particolare in questo caso un ruolo rilevante l’ha giocato la capacità di ascolto: da una parte l’azienda che si è resa sempre disponibile e che si è fidata del lavoro dell’équipe, ma anche da parte di Daud che si è messo in gioco, ha messo a frutto tutte le possibilità che gli abbiamo offerto, con impegno e grandissima dedizione». «Quello che mi preme sottolineare – conclude Macoratti – è che non si tratta di trovare un “posto” a una persona, nel senso un lavoro e uno stipendio, ma di un “posto” nel senso di una possibilità, col tempo giusto, con la possibilità di esprimere quello che la persona è e dunque di crescere. In questa storia virtuosa, sia Ivan Ganzini che Daud hanno saputo vedere e coltivare questa possibilità e questa crescita».














