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Crescere nelle periferie

Pubblicato su “la Vita Cattolica” nr. 36/2023

Due bambine costrette a subire abusi sessuali da parte di ragazzini in una piscina abbandonata. Violenze videoregistrate e diffuse tra i ragazzini del quartiere. Omertà dei residenti. Famiglie considerate difficili e bambine che frequentano poco la scuola. Gli autori delle violenze, di poco più grandi, vivono lo stesso degrado. Sono i drammatici fatti verificatisi a Caivano (Napoli) che hanno portato il governo a varare un decreto con “misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile”, che inaspriscono le pene per i minori che delinquono. Purtroppo, però, tale decreto propone misure restrittive e punitive, ma non di “riparazione del danno” e soprattutto non un progetto strutturato a lungo e medio termine. Cavalca l’onda della emozione popolare, della rabbia, del bisogno di dare risposte immediate, ma non colpisce i veri responsabili. La “stretta” colpirà i ragazzini che accedono ai siti pornografici, ma non chi li mette on line. Colpirà le famiglie e i ragazzini che seguono siti violenti sui social, ma non gli adulti che inseriscono tali siti; non costringerà i venditori di telefoni e produrre strumenti per i minorenni diversi da quelli per i maggiorenni; colpirà i ragazzini violenti, ma non darà loro alternative interessanti e coinvolgenti in un sogno di futuro, metterà in carcere i genitori che non controllano che i figli vadano a scuola, ma non li aiuterà a conciliare lavoro e bisogni dei figli e non darà ai ragazzi la certezza che frequentare la scuola migliorerà la loro vita e darà opportunità di lavoro.

I Bronx e la riqualificazione delle aree urbane.

Famiglie fragili, l’educazione dei figli affidata ai social, lo smantellamento del welfare.

Dove sono finiti i consultori familiari che la legge prevedeva ogni 15.000 abitanti con il compito di supportare ragazzi e famiglie durante il ciclo di vita, di costruire luoghi di supporto e confronto per i genitori? E i progetti di educatori di strada, di scuole a tempo pieno, di supporto culturale ed educativo a bambini e famiglie? Che aiuti hanno oratori e ricreatori? E i progetti di scuole a tempo pieno? In età evolutiva dobbiamo lavorare, e tanto, per costruire sogni, per aiutare i ragazzi a pensarsi in termini positivi e relazionali, a sperimentare competenze e relazioni, a vivere un corpo (proprio e dell’altro) amico. Dove finiscono i sogni crescono le voglie, cioè gli oggetti senza valore da accumulare per appagare per un attimo il bisogno, la domanda di trascendente, in una parola i desideri, cioè quella ricerca che viene dalle stelle (de-sidera) di altro, di non limitato al mangiare dormire, accumulare.

Dobbiamo riflettere su come educare ad una sessualità vissuta come desiderio, sogno, relazione, nel rispetto reciproco e nella delicatezza dell’incontro.

Silvana Cremaschi

(neuropsichiatra infantile)

Foto Freepik

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