Il vescovo Giuseppe Nogara guidò la Diocesi di Udine per ventisette anni, dal 1928 al 1955, «attraversando il Ventennio fascista, la Seconda guerra mondiale, l’occupazione tedesca, la Resistenza e l’avvio della Repubblica italiana. In questa prospettiva, la definizione di “Vescovo nella tempesta” appare non priva di fondamento». Così Lodovico Copetti spiega il titolo del libro “Un vescovo nella tempesta. Il ruolo di monsignor Giuseppe Nogara nella guerra di Liberazione in Friuli” pubblicato e presentato recentemente dall’Associazione Partigiani Osoppo Friuli.
La nascita dell’Apo
La lunga prefazione del presidente dell’Apo, Roberto Volpetti, completa in modo esauriente lo scritto di Copetti, costituendone la necessaria premessa sulla nascita delle Brigate partigiane Osoppo e i difficili rapporti con il Partito d’Azione. La storia del vescovo Nogara si intrecciò infatti con le vicende della Osoppo che, come egli dichiarò nel processo (1951) per l’eccidio di Porzûs, fu creata in funzione anticomunista a scongiurare l’annessione di territori friulani alla Jugoslavia.Fu composta da laici cattolici provenienti dall’Azione Cattolica e da militari, tra cui molti reduci dalla Campagna di Russia, animati da ideali risorgimentali richiamati dalla denominazione “Osoppo Friuli”, riferita alla resistenza del Forte di Osoppo nel 1848. Ben 31 sacerdoti dell’Arcidiocesi di Udine ne fecero parte tra cui don Aldo Moretti, don Ascanio De Luca, don Redento Bello, don Emilio de Roja e fondamentale fu l’appoggio dell’organizzazione ecclesiastica. Difficilmente monsignor Nogara avrebbe potuto ignorare tali scelte dei sacerdoti, osserva Volpetti, anche in assenza di documenti.
Incrocio di fonti
Dopo questa utile premessa, inizia il contributo di Lodovico Copetti su monsignor Giuseppe Nogara (Bellano-Lecco 1872 – Udine 1955): non una biografia esaustiva, avverte, ma un «approfondimento, costruito dall’incrocio di fonti, immagini e prospettive diverse», tra cui importanti sono le foto che ne restituiscono visivamente l’aspetto umano.
Copetti sceglie acutamente di trattare in otto capitoli alcuni punti fondamentali della vita del vescovo partendo dagli inediti collegamenti della famiglia Nogara con il Friuli. Nel 1923 l’ingegner Bernardino Nogara, fratello del vescovo di Udine, e suo figlio Giovanni guidarono la Società Anonima Cave del Predil, secondo le direttive sociali della Chiesa e provvedendo quindi ai bisogni della comunità locale. Un altro fratello, Luigi, era stato in Cina con il cardinale Celso Costantini, ritratto, in una foto pubblicata nel libro, insieme a Nogara, a riprova degli stretti rapporti della famiglia con la Curia romana.
Nominato da Pio XII nel 1928 Arcivescovo di Udine, Giuseppe Nogara condivise il consenso dei cattolici al fascismo determinato dalla firma dei patti lateranensi – cui il fratello Bernardino aveva dato la sua consulenza finanziaria – ma disapprovò nel 1933 il divieto dell’uso dello sloveno, prese le distanze dalle leggi razziali e condannò lo scioglimento dell’Azione cattolica.
Particolarmente importante è il capitolo dedicato alla cosiddetta Battaglia del Grano, promossa dal fascismo per raggiungere l’autosufficienza cerealicola e che nel 1938 vide la premiazione da parte di Mussolini dei sacerdoti vincitori in una cerimonia in cui ci fu anche il discorso di mons. Giuseppe Nogara, ma che vide la partecipazione di soli 70 vescovi su 300. Dall’esame dell’Archivio Storico della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari del Vaticano, Copetti conclude che mons. Nogara si trovò coinvolto in una vicenda più grande di lui, in cui nessuno voleva compromettere i rapporti con il governo.
L’appoggio alla Resistenza
Dopo questo episodio contraddittorio, durante la guerra Nogara appoggiò però la resistenza con l’adesione all’Osoppo di cinquanta sacerdoti con il suo assenso, firmò il documento dei vescovi del Litorale Adriatico (14 marzo 1944) sulle violenze nazifasciste contro i civili, che cercò di aiutare con un centro di raccolta aperto nell’Arcivescovado. Si adoperò ripetutamente in favore dei sacerdoti imprigionati in seguito a delazioni, rappresaglie o accuse di favoreggiamento dei partigiani, sostenendo la nascita del movimento partigiano cattolico promosso da don Aldo Moretti a cui concesse appoggio logistico nel Tempio Ossario e nella chiesa della Madonna del Carmine. Ciò spiega la sua presenza nella foto del 24 giugno 1945 nella cerimonia di scioglimento delle brigate partigiane a Udine accanto alle principali autorità militari alleate e a Candido Grassi (Verdi), comandante dell’Osoppo.
Giuseppe Nogara morì il 9 dicembre 1955 e le esequie furono celebrate dal patriarca di Venezia, cardinale Angelo Roncalli.
Il giudizio su Nogara
Con un giudizio equilibrato, Copetti osserva che «il ruolo di mons. Nogara risulta decisivo non tanto sul terreno, inevitabilmente problematico, delle scelte politiche, quanto piuttosto nella gestione particolarmente efficiente dell’attività assistenziale, nella continuità della presenza del clero anche nelle aree più difficili e nella capacità di esercitare costantemente una riconosciuta funzione istituzionale», istituendo un rapporto con l’analogo atteggiamento di Pio XII nel corso del secondo conflitto mondiale.















