È ormai conto alla rovescia per l’inaugurazione del nuovo campetto dell’oratorio di Reana del Rojale, atteso da anni dalla comunità. Il taglio del nastro – insieme all’arcivescovo di Udine, mons. Riccardo Lamba – è infatti in programma per venerdì 10 luglio, dopo la Santa Messa delle ore 19.
«Si tratta di un’opera – spiega il parroco, don Agostino Sogaro – che nasce dal desiderio di recuperare uno spazio che è stato, fin dagli anni ’60, luogo di gioco, incontro e amicizia, sede del ricreatorio e punto di riferimento per intere generazioni di giovani, il tutto con l’obiettivo, naturalmente, di metterlo a disposizione delle nuove generazioni di tutta la Collaborazione pastorale di Reana del Rojale. Grazie alle famiglie del catechismo, a generosi parrocchiani e a diversi benefattori, oggi questo spazio riceve nuova vita, tornando ad essere, per i nostri bambini e ragazzi, un luogo accogliente in cui poter giocare e crescere in sicurezza».
L’intitolazione a Marco Gallo
La rinnovata area sarà dedicata a Marco Gallo, a spiegarne le ragioni sono Marta del Fabbro ed Enrico Ragazzo: «”Voglio fare nella mia vita qualcosa di grande, e non solo vivere grandemente le cose piccole”, era questo il desiderio di Marco Gallo (1994-2011), un ragazzo di Monza, che amava la vita ma non si accontentava di una vita scontata. Era costantemente alla ricerca di qualcosa che potesse renderlo veramente felice. In questa ricerca ha trovato, insieme ai suoi amici, la fede. Una fede che è diventata parte integrante della sua vita, e gli ha permesso di vivere tutto intensamente, con stupore, come una sorpresa e una scoperta continua. Il 7 marzo 2026 è iniziata la sua causa di beatificazione. Abbiamo voluto dedicare a Marco l’oratorio, per imparare – anche guardando a lui – la strada per desiderare “più vita alla vita”, così da suscitare in chi ci incontra la stessa domanda che lui si augurava di destare: “Se sono più felice, si dovranno pur chiedere da dove venga questa mia gioia!”».
L’oratorio ha però anche un nome legato alla tradizione friulana: «Bôç». «Quella del “Bôç” (arnia in friulano) – spiegano ancora Marta del Fabbro e Enrico Ragazzo – è l’immagine che meglio esprime il cuore di questo progetto. Come nell’alveare le api vivono e lavorano insieme per costruire la loro casa, così questo luogo vuole essere uno spazio condiviso per i bambini e i ragazzi del catechismo, dell’oratorio e delle parrocchie del territorio. È un’opera attesa e voluta, frutto di una comunità che insieme, passo dopo passo, desidera accompagnare i propri giovani nel loro cammino. Con questa consapevolezza, usando le parole di don Luigi Giussani: “L’ape conosce la formula del suo alveare, la formica conosce la formula del suo formicaio, ma l’uomo non conosce la propria formula”. Perché la formula dell’uomo è rapporto libero con l’infinito”».
Anna Piuzzi















