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Cronaca

Pietre d’inciampo, «luogo benedetto»

L’Arcivescovo di Udine Mazzocato ha dato la benedizione alle nove pietre d’inciampo in memoria dei poliziotti della Questura di Udine morti nei campi di concentramento nazisti

 Un «luogo benedetto all’interno della nostra città», in cui si ricordano uomini che sono stati «esempio di eroismo cristiano e umano». Con queste parole l’arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato ha benedetto le nove pietre d’inciampo che sono state poste stamattina davanti all’ingresso del Conservatorio Tomadini di Udine, in via Treppo, in memoria dei nove poliziotti che nel 1944 proprio da questo edificio – all’epoca sede della Questura di Udine – furono arrestati dalle SS naziste e poi deportati nei campi di concentramento nazisti dove persero la vita. 

La decisione di tale celebrazione è stata presa nel 2020 in occasione della giornata della Memoria, quando la Questura, il Comune di Udine e la Sezione dell’Associazione nazionale Polizia di Stato, con lo scopo di restituire i nomi di questi poliziotti alla memoria collettiva della città dove, provenienti da molte regioni italiane, prestavano servizio. «Questo è un luogo benedetto – ha detto ancora l’Arcivescovo – perché con la benedizione del Signore ricordiamo che chi ha dato la vita per amore viene raccolto nella vita eterna con l’innocente che ha dato la vita in croce».

Alla cerimonia è intervenuto il capo della Polizia, Lamberto Giannini. “Ritengo che questi eventi – ha affermato – non siano un semplice ricordo: per noi della Polizia e delle Forze dell’Ordine, i nostri Caduti sono la nostra carne viva. Non solo li ricordiamo sempre con riconoscenza e affetto, ma abbiamo un forte legame, specialmente nei momenti difficili: rappresentano la nostra stella polare, quando è difficile prendere delle decisioni e affrontare sacrifici, abbiamo questi esempi luminosi che ci guidano e cerchiamo di avvicinarci a loro”. “Questa storia – ha aggiunto – come tante altre che in questo periodo stiamo rivedendo, è molto importante per conoscere un momento drammatico, di guerra, e adesso ne stiamo rivivendo uno nuovo. Eventi inimmaginabili che stiamo vivendo in questi anni, da una pandemia alla guerra che scoppia così vicina”. “Questo deve ricordarci che certe cose sono state affrontate, si è tenuta la schiena dritta, si è arrivati all’estremo sacrificio, c’è stato chi ha saputo scegliere con chiarezza qual era la parte giusta, affrontando le estreme conseguenze – ha osservato il Capo della Polizia -. Queste pietre d’inciampo costituiranno comunque un ricordo. Qualcuno che non conosce questa storia si avvicinerà incuriosito e scoprirà delle storie importanti”.

Tante la autorità intervenute, dal Prefetto di Udine, Massimo Marchesiello, al presidente dell’assemblea legislativa del Friuli Venezia Giulia, Piero Mauro Zanin, a numerosi parlamentari e consiglieri regionali – e decine di cittadini hanno voluto assistere all’evento organizzato dal Comune in via Treppo e nel salone del Conservatorio Tomadini, che ai tempi ospitava la sede della Questura.

Proprio in quel palazzo dunque lavoravano Filippo Accorinti, Alberto Babolin, Bruno Bodini, Giuseppe Cascio, Mario Comini, Antonino D’Angelo, Anselmo Pisani, Mario Savino e Giuseppe Sgroi, vittime innocenti del regime nazista che in quei drammatici frangenti della Seconda guerra mondiale – come hanno ricordato il sindaco di Udine, Pietro Fontanini, e l’assessore alla Cultura, Fabrizio Cigolot, nelle vesti di moderatore della cerimonia – occupava il capoluogo friulano e una vasta fetta della nostra regione, annessa direttamente al Terzo Reich. E ora, in via Treppo, nove pietre con incisi i loro nomi ricorderanno a tutti il dramma delle deportazioni e dei lager.

“Mi auguro che in particolare i giovani – ha auspicato il presidente del Consiglio regionale, Zanin, dopo aver portato i saluti del governatore Massimiliano Fedriga – ‘inciampando’ in queste pietre si pongano delle domande e rendano attuale quel sacrificio. L’iniziativa della Questura e del Comune di Udine è straordinaria – ha sottolineato ancora il presidente – proprio perché non è autorefenziale e non è rivolta soltanto al passato, ma piuttosto alle nuove generazioni, chiamate a custodire l’importante eredità della memoria. Spetta ai giovani infatti costruire un futuro che sia degno del sacrificio di quegli uomini”.

Zanin ha voluto inoltre ringraziare la Polizia “non solo per il lavoro che svolge a garanzia della nostra sicurezza, ma anche come baluardo dei valori della democrazia, perché proprio in nome di quei valori i nove funzionari che ricordiamo oggi persero la vita. Concetti ancora più importanti di questi tempi, quando la cronaca ci richiama alla crudeltà dello scontro tra uomini”.

Il sindaco di Udine, Pietro Fontanini, ha voluto citare anche il suo predecessore Elio Morpurgo, arrestato dai nazisti e morto durante il viaggio verso Auschwitz.

Hanno parlato della guerra anche i tre studenti del liceo classico Stellini chiamati a condividere pubblicamente le loro riflessioni, ma ad emozionare ancor di più sono state le parole degli eredi. Gioia D’Angelo ha letto gli scritti del nonno – uno dei nove deportati che trovò la morte nei lager – pieni di tenerezza verso la moglie e i figli ancora piccoli. E ha trovato la forza di rispondergli, a più di settant’anni di distanza: “Tu non sei stato soltanto ricordato, come avevi chiesto: tu sei presente”.

Parole sottolineate anche dall’arcivescovo di Udine, Andrea Bruno Mazzocato: “Ha fatto bene questa nipote a dialogare con il nonno, perché egli è vivente. E come lui lo sono tutti questi uomini che oggi ricordiamo sono con noi e ad essi chiediamo l’intercessione in questi tempi bui». 

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