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Quando i figli prendono il largo… I consigli dello psicologo per affrontare l’adolescenza

«Di fronte ai silenzi dei nostri figli adolescenti è spesso più utile rispettare il loro bisogno di indipendenza che insistere con domande e controlli, otterremo altrimenti l’effetto contrario e, probabilmente, un aumento di conflittualità».

Lo psicoterapeuta Simone Carrai

A dirlo è Simone Carrai, psicoterapeuta, esperto di adolescenza, relatore – lo scorso 4 giugno – all’incontro “Crescita, autonomia, cambiamento”, rivolto ai genitori e promosso da alcuni istituti scolastici della provincia di Udine. «L’”interrogatorio” che spesso mettiamo in atto con i nostri figli è controproducente – spiega lo psicologo –, perché non risponde ad un bisogno del ragazzo, ma esprime la paura di noi genitori di perdere il controllo sui nostri figli. Tuttavia questa perdita di controllo è naturale in questa fase dell’età, certo con dei limiti».

Dott. Carrai, fino a che punto un genitore deve allentare il controllo in adolescenza?
«Partiamo dal presupposto che non è sapere ogni dettaglio della vita di un figlio a darci certezze. Conta piuttosto osservare il suo benessere complessivo: se è abbastanza sereno, nonostante le paturnie tipiche dell’adolescenza. Questo dovrebbe essere sufficiente a farci stare tranquilli, pur in una fase di grandi cambiamenti».

Quali sono i cambiamenti più significativi che dobbiamo attenderci?
«Il più significativo è sicuramente il fatto che inizia il percorso di separazione dalle figure genitoriali, quelle che fino a poco tempo prima erano un supporto fondamentale. L’adolescente inizia a creare la propria indipendenza e ad intraprendere il percorso che lo porterà ad essere un adulto. L’oppositività nei confronti dei genitori o la sperimentazione di alcuni comportamenti trasgressivi sono caratteristici di questo percorso di crescita».

Eppure spesso scatenano conflitti in famiglia. Come devono comportarsi i genitori?
«L’adolescente ha innanzitutto bisogno di essere ascoltato. Mi piace immaginare i nostri ragazzi come una barca; noi siamo il porto dove essa è stata a lungo attraccata, ora però questa barca ha bisogno di essere lasciata libera, per iniziare a navigare in mare. Quello che possiamo fare è essere un faro pronto ad accoglierla. I nostri figli hanno bisogno di sapere che noi genitori ci saremo sempre. Questo è fondamentale per fornire loro la sicurezza necessaria per andare a scoprire il mondo».

Come si concilia il bisogno di libertà degli adolescenti con l’esigenza di porre loro dei limiti?
«Concedere autonomia non significa rinunciare alle regole. I limiti restano fondamentali per aiutare a sviluppare senso di responsabilità e capacità di valutare i rischi. Però dobbiamo tenere presente che non abbiamo più di fronte a noi un bambino, ma un ragazzo che ha bisogno di spazio per sperimentare».

In questa fase di grande sperimentazione, come accompagnare e proteggere i ragazzi? Quali segnali possono indicare situazioni di disagio?
«Innanzitutto dobbiamo essere degli ottimi osservatori dei segnali che nostro figlio ci dà, indipendentemente da quello che ci racconta, perché probabilmente racconterà molto poco. La prima cosa da osservare è la dimensione sociale. In un adolescente è fondamentale. Siamo in un’epoca in cui essa è spesso chiusa, per cui se nostro figlio si relaziona bene questo è già un buon segnale. Anche il fatto che rimanga una certa dose di relazione con noi genitori è positivo. Ma non aspettiamoci grandi cose, può trattarsi di un riavvicinamento ogni tanto… Finché ci cercano possiamo tirare un sospiro di sollievo, sappiamo che in caso di necessità chiederanno aiuto a noi. Poi naturalmente ci possono essere altri segnali più concreti: la qualità del sonno, l’alimentazione, l’utilizzo dei device elettronici. In generale, i genitori dovrebbero chiedersi quanto il loro figlio sta bene, che non significa quanto sta con noi, ma quanto noi lo vediamo sereno. E noi genitori non dobbiamo solo cercare di capire come stanno loro, ma anche come stiamo noi, perché se siamo i primi ad avere paura, i nostri figli la percepiranno e non è detto che noi resteremo per loro quel porto sicuro di cui dicevo prima».

Quali sono le “paure” che un genitore dovrebbe cercare di ridimensionare?
«La paura di lasciar andare, il timore che i nostri figli non siano pronti a cavarsela anche da soli su certe cose (magari chiedendo aiuto agli amici anziché a noi). La complessità del compito che viene richiesto ai genitori è legata ad una ridefinizione del loro ruolo: nell’adolescenza la vicinanza che c’era fino a poco prima non può esserci più, va trasformata».

L’intervista completa con il dott. Carrai si può leggere sulla Vita Cattolica del 10 giugno 2026

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