Il 21 giugno ha segnato l’inizio ufficiale dell’estate. E della stagione alpina dei rifugi del Cai, che si protrarrà fino al 20 settembre. Accattivante l’invito di Assorifugi, che associa anche quelli privati: «I rifugi tornano ad animarsi di incontri, racconti e sorrisi. È il momento di concedersi una pausa dalla quotidianità e riscoprire il piacere delle cose semplici: un panorama che si apre all’improvviso, il profumo del bosco, un pranzo in rifugio, il silenzio delle vette». Peccato che all’appello non possa rispondere il Marinelli, uno dei rifugi più storici; alle pendici del Coglians. Gabriella Tamussin, che a fine 2025 ha lasciato, non è stata ancora sostituita.
Sono 23 i rifugi in quota e di AssoRifugi fanno parte anche tre malghe. Oltre al Marinelli, sono chiusi anche il Corsi e il Lambertenghi-Romanin. Sulle Dolomiti le Alte Vie Alpine fanno il pieno ormai da anni (non tutte, per la verità, ma le più classiche), per cui tanti escursionisti si approcciano verso itinerari alternativi, come quelli friulani. E se intorno alle Tofane, al Pelmo, al Civetta, alla Marmolada, quasi non si trova posto se non si prenota, sulle Dolomiti friulane c’è chi proprio non vuol saperne di questo sistema. Lo stesso Angelo Grava, il presidente di Assorifugi, per esempio. «Il valore cardine del rifugista deve sempre essere l’accoglienza verso chi arriva», spiega in un’intervista pubblicata sulla Vita Cattolica del 24 giugno 2026.
«Forse ultimamente quello che sta cambiando è che c’è chi arriva solo per farsi le foto e mettersi in mostra sui social, o per bere birra e fare dei gran pranzi, riempiendo il locale e facendo passare in secondo piano chi magari giunge stanco dopo ore di camminata e cerca, appunto, un rifugio. L’auspicio è che i rifugi in montagna non si snaturino. Nel mio rifugio accettavamo prenotazioni al telefono, ma abbiamo tolto questa opzione, perché capitava sempre che le persone non arrivassero nei tempi pattuiti e siamo tornati alla vecchia maniera. Il fatto è che in montagna non è sempre possibile prevedere con esattezza i tempi degli spostamenti, ma questo andava a scapito sia di coloro che lavorano nel locale sia delle persone di passaggio che in quel caso rischiavano di ritrovarsi davanti ad attese particolarmente lunghe con il tavolo libero in attesa dell’arrivo di chi si era prenotato. E, come dicevo, il rifugio deve rimanere un luogo che accoglie prima di tutto chi arriva».
C’è anche un problema di sicurezza. Che riguarda anzitutto i sentieri, ben 664 in regione.














