Opinioni

Quando mons. Guglielmo Biasutti aprì l’Archivio segreto a Carlo Ginzburg

Il 17 giugno è morto, all’età di 87 anni, l’insigne storico Carlo Ginzburg, le cui ricerche nel fondo archivistico dell’Inquisizione di Aquileia e Concordia, conservato negli Archivi Storici Diocesani, hanno prodotto due opere fondamentali che hanno contribuito a far conoscere il Friuli in Italia e nel mondo. La prima, I benandanti. Ricerche sulla stregoneria e sui culti agrari tra Cinquecento e Seicento, uscita nel 1966, fa luce su un culto della fertilità di matrice pagana e sciamanica presente nella società contadina friulana nel XVI e nel XVII secolo. La seconda opera, uscita nel 1976 è Il formaggio e i vermi.  Il cosmo di un mugnaio del ‘500, riguarda i due processi per eresia contro Domenico Scandella detto Menocchio, un mugnaio di Montereale Valcellina che aveva sviluppato una propria peculiare visione cosmologica e religiosa. Entrambi questi libri sono stati più volte riediti e ristampati e tradotti in più di 20 lingue.

Era il maggio 1962 quando Ginzburg, giovane ricercatore, venne all’Archivio diocesano di Udine, con la presentazione dello storico Pio Paschini, allora preside della Università Pontificia Lateranense: l’intento era di por mano a una ricerca sulla vita religiosa italiana del Quattro e del Cinquecento avendo come tutor il noto storico Luigi Firpo. Voleva esaminare in particolare le carte dell’Inquisizione conservate nell’Archivio Arcivescovile ma, giunto in un giorno in cui l’archivista diocesano, mons. Guglielmo Biasutti, era assente, si vide negare l’accesso all’Archivio dal cancelliere arcivescovile, mons. Garlatti. Allarmato dalla richiesta che riteneva pericolosa per il buon nome della Chiesa, gli disse che non c’era nulla di ciò che lui cercava. Garlatti il 12 maggio lasciò un messaggio a Biasutti per informarlo della visita di Ginzburg dove gli ingiungeva di non permettere, per nessun motivo, la consultazione del fondo inquisitoriale. Intanto Ginzburg non si era arreso: il 17 maggio 1962 scrisse una lettera a Biasutti per chiedergli un appuntamento per la consultazione dell’Archivio e Biasutti il 24 maggio gli ripose positivamente. Fu nel corso di questa ricerca sulla vita religiosa del Quattro e Cinquecento che Ginzburg s’imbatté casualmente nelle testimonianze dei Benandanti. La decisione di Biasutti di far consultare un fondo riservato quale quello dell’Inquisizione Patriarcale è tanto più interessante perché anticipatrice dell’apertura al pubblico degli studiosi dell’Archivio per la dottrina della fede, cioè dell’ex Sant’Uffizio in Vaticano, avvenuta nel 1998 per decreto dell’allora Giovanni Paolo II.

Due anni dopo, il 17 aprile 1964, ricontattava Biasutti per chiedere un nuovo permesso per consultare i documenti al fine di controllare le trascrizioni fatte e risolvere i dubbi. Il permesso gli fu ancora accordato. Nella prefazione del libro sui Benandanti Ginzburg espresse la sua gratitudine verso “lo scomparso monsignor Pio Paschini; monsignor Guglielmo Biasutti (in modo particolare) e monsignor Garlatti, rispettivamente bibliotecario e cancelliere della Curia Arcivescovile di Udine”.

Ginzburg restò in contatto con il nostro Archivio – la cui sede rinnovata si apriva al pubblico il 24 giugno 2002 – allorquando il 25 marzo 2011 venne a presentare il libro edito dall’Istituto Pio Paschini per la Storia della Chiesa in Friuli e curato da Andrea Del Col: L’Inquisizione del Patriarcato di Aquileia e della diocesi di Concordia. Gli atti processuali 1557-1823, che contiene i regesti, cioè i riassunti, di tutti i processi effettuati dal 1557 al 1823 dall’Inquisizione delle diocesi prima di Aquileia e di Concordia, dal 1753 di Udine conservati nell’ Archivio Storico Diocesano.

Katja Piazza

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