Diversa da tutti gli altri. Molto diversa. Ecco come sarà la Coppa del Mondo di calcio appena iniziata in USA, Canada e Messico. Innanzitutto, dopo 8 anni torna un Mondiale estivo, inframmezzato dalla parentesi invernale di Qatar 2022. E come è cambiato il mondo dal 2018? Da paese allora ospitante, la Russia è diventato un paese in guerra e non ha partecipato neanche alle qualificazioni. C’è stato il Covid che ha cambiato tutto. Lo “smart working” e la tecnologia fino all’AI hanno accelerato ancora di più i processi di connessione di un globo sempre più piccolo. Un mondo iperconnesso e con una soglia dell’attenzione sempre più bassa. E anche per questo il Mondiale 2026 sarà il più social di sempre. Un mondiale – a causa degli orari non troppo benevoli per gli europei – che vivremo sugli high lights guardati alla mattina piuttosto che sulla visione dell’intera partita, ma che soprattutto commenteremo attraverso i social: Instagram, Tik Tok e X che siano. È il calcio di oggi, meno visioni di gruppo (si… anche perché continua a mancare l’Italia) e più visioni private sullo smartphone ovunque ci si trovi. Di fatto il rito sociale del ritrovarsi davanti ai maxi schermo sarà difficile da vivere. Potrebbe essere divertente infilarsi in qualche visione di gruppo delle varie nazionalità che si organizzeranno nei locali, ma tricolori e maglie azzurre sono da lasciare nel cassetto.
Un Mondiale che come sempre porterà soprese in senso positivo (bene il Marocco alla prima, ma non è proprio una sorpresa) e all’opposto (il KO della Turchia con l’Australia non era facilmente pronosticabile). Con pillole di magia come l’emozione dei tifosi di Curacao (una nazione più piccola di Roma e meno popolosa di Trieste) dopo il primo gol segnato in una Coppa del Mondo, cifra una competizione in versione XXXL. Pronti per goderci le grandi favorite Spagna, Francia e i campioni in carica dell’Argentina. Sarà l’ultimo grande evento di Messi e CR7 e Neymar, il primo di Lamine Yamal, Haaland, Kenan Yildiz, Olise. Sono loro i top player di presente e futuro.
C’è da dire che tutto l’avvicinamento alla competizione è stato oscurato dai troppi aspetti politico/burocratici. Il ruolo di Trump e il suo rapporto con il presidente FIFA Infantino, l’accoglienza dell’Iran conseguenza della guerra in corso, la brutta storia dell’arbitro somalo Omar Artan. Insomma, si è parlato soprattutto di questo. Dei prezzi folli di certe partite, dei biglietti invenduti, e molto meno di calcio. Meno di tattica e poco di storie dei protagonisti sul campo. Il via alle partite ha fortunatamente spostato di un po’ l’attenzione. Si giocherà in stadi bellissimi, enormi, ma tra USA, Canada e Mexico non c’è da meravigliarsi. Mentre in Italia si fa fatica a costruirne 5 per rispettare l’impegno degli Europei 2032 da ospitare insieme alla Turchia.
Nel frattempo, in Italia è partito il countdown verso l’elezione del nuovo presidente FIGC che sceglierà il prossimo Ct (Mancini? Si, Mancini) e sono ormai 12 anni che non viviamo più la Coppa del Mondo da protagonisti. Nelle ultime due edizioni in cui abbiamo giocato (Sud Africa 2010 e Brasile 2014 appunto) non siamo andati oltre la fase a gironi. L’ultima gara post fase a gironi resta la finalissima indimenticabile di Berlino 2006. E sono passati 20 anni. Sono numeri ma fanno male. Meglio tifare gli italiani in America: Carletto Ancelotti con il Brasile, Vincenzo Montella con la Turchia, Fabio Cannavaro – che salvò l’Udinese tre anni fa – con L’Uzbekistan in attesa che inizi Wimbledon, dove invece partiamo da favoriti grazie al più grande giocatore di tennis italiano di sempre e tanti tanti altri talenti. Forza Sinner, buon Mondiale di calcio agli altri.
Francesco Cosatti
Giornalista Sky Sport














