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L'editoriale

Sarò un buon padre?

La domanda “Sarò un buon padre?” è tra quelle che affollano i pensieri di un neogenitore e che si ripropongono costantemente durante la crescita dei figli. Ed è una domanda a cui vale la pena sottoporsi ogni tanto per fare un po’ di manutenzione al proprio cuore.

L’arrivo di un figlio, di una nuova vita, di una nuova persona, i suoi cambiamenti e la sua maturazione (alle volte così diversa da come la si era immaginata) sono qualcosa di sconvolgente per la quale non si sarà mai abbastanza preparati! Si possono frequentare corsi, leggere manuali, essere addirittura laureati in pedagogia, psicologia ed esperti conoscitori delle fasi dello sviluppo cognitivo secondo la teoria di Piaget ma il genitore non sarà mai un ingegnere della paternità iscritto all’albo dei padri competenti e nemmeno in futuro nasceranno bambini con allegato un libretto delle istruzioni redatto da un’equipe di bravi papà. La vita ha la capacità di raggiungerci con realtà che possono superare la nostra immaginazione e scenari a cui non avremmo mai pensato.

Penso che anche alla famiglia di Nazaret siano capitati degli imprevisti che abbiano fatto dubitare Giuseppe e Maria delle loro competenze e performance genitoriali. Mi chiedo se pure Giuseppe, come i genitori del XXI secolo, si sia interrogato sul suo essere un buon padre quando ha smarrito il Figlio di Dio e chissà se si sarà sentito in colpa per aver pensato, con leggerezza, che il fanciullo fosse da qualche parte nella carovana diretta verso casa, mentre in realtà era ancora a Gerusalemme. Noi benpensanti di oggi avremmo forse additato Giuseppe come un incompetente che non è nemmeno capace di tenersi vicino un bambino durante un viaggio. Eppure, come Dio ha scelto Maria per suo Figlio, ha anche scelto come padre adottivo del Messia proprio quel Giuseppe smarritore di fanciulli.

Infatti, guardando alle sue vicende, Giuseppe fu sicuramente un buon padre perché, fedele alla sua sposa, fu aperto ad accettare il mistero di quel figlio che Maria portò in grembo; fu un buon padre perché accettò l’irrompere dello straordinario nell’ordinario e rivoluzionò tutti i suoi progetti e i suoi piani per aderire alla volontà del Padre. Ma non solo, egli si fece custode della sua famiglia e mise il bene di Maria e Gesù sopra i suoi interessi; fu presente nella vita del figlio con l’esempio e l’insegnamento. Non per altro Giuseppe è considerato uomo giusto ed è il patrono della Chiesa.

E allora, chi è un buon padre? Un buon padre non è solamente colui il quale è esperto di genitorialità e di buone pratiche educative (chi può definirsi veramente tale?), ma anche chi è capace di accogliere ogni giorno quelle creature ricevute in dono e su cui non si esercita una proprietà, chi ha a cuore il bene superiore della propria famiglia e della propria sposa e cerca di fare la volontà del Padre riconoscendo i propri limiti e chiedendone l’aiuto.

Federico Burzo
padre, insegnante

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