Poco dopo la mezzanotte italiana tra mercoledì 25 e giovedì 26 giugno – le 18 locali – due terremoti devastanti hanno colpito il Venezuela: due scosse di magnitudo 7.0 e 7.5 Richter con epicentro a circa 200 chilometri a ovest della capitale Caracas hanno causato decine di vittime (164 secondo le prime rilevazioni) e oltre settecento feriti. Si teme, tuttavia, che l’enorme distruzione provocata dal sisma possa aver causato decine di vittime, rimaste sepolte sotto le macerie di edifici realizzati con materiali poveri.

L’arcivescovo Lamba: «Nel 50° del terremoto in Friuli, vicini alle famiglie colpite»
«Appresa la notizia del grave terremoto che ha colpito il Venezuela, desidero esprimere il mio cordoglio e la mia vicinanza alle tante famiglie venezuelane che vivono qui in Italia, molte delle quali sono in apprensione per i loro cari in Sud America», ha affermato l’arcivescovo di Udine, mons. Riccardo Lamba. Lui stesso, infatti, nacque da una famiglia campana emigrata a Caracas, città in cui Lamba visse fino all’età di nove anni. «Esprimo vicinanza anche ai tanti friulani che hanno parenti e amici in Venezuela. Ho sentito alcuni di loro: la preoccupazione è molto grande, perché ancora non si conoscono le conseguenze dei terremoti di questa notte. Preghiamo per tutti loro. Anche in virtù dell’analoga esperienza vissuta con il terremoto in Friuli cinquant’anni fa, ci sentiamo ancora più vicini alle famiglie colpite».
Il missionario Armellini: «Preghiamo per i soccorritori»
«I soccorritori stanno cercando i sopravvissuti. Dove vivo io (a Valencia, ndr.) il terremoto è stato molto forte, ma meno rispetto a Caracas, al litorale e alle aree più colpite». Le parole, in un italiano dal forte accento spagnolo, sono quelle di padre Francisco Armellini, religioso della congregazione della Missione di San Vincenzo de’ Paoli, nato in Venezuela da madre locale e padre friulano di Faedis. Raggiunto da Radio Spazio, padre Armellini ha affermato: «Non sappiamo ancora quante persone abbiano perso la vita nelle regioni più colpite. Grazie per la vostra preghiera, la vicinanza e l’aiuto che potrete darci. Preghiamo per chi ci sta aiutando. Anche voi pregate per noi».

La Chiesa locale: «Creiamo una rete di solidarietà»
Dall’interno di una chiesa distrutta, l’arcivescovo di Caracas, mons. Raúl Biord Castillo, ha diramato un primo messaggio: «Il terremoto è un fenomeno naturale molto forte e distruttivo: preghiamo per i morti, affinché il Signore dia loro un riposo eterno. Preghiamo anche per i loro familiari». Rivolgendosi alla popolazione, già provata da crisi economica e politica, il presule ha ricordato come «L’importante, ora, è che il popolo resti unito e dia prova di carità verso tutti, creando una rete di solidarietà. Siamo vicini a coloro che hanno perso la casa: i danni materiali sono tanti, è colpito il patrimonio artistico, ma possiamo recuperarlo».
L’ambasciatore: «Al momento non ci sono vittime italiane»
La presidente venezuelana ad interim, Delcy Rodríguez, ha dichiarato lo stato d’emergenza. «È un fatto dalle gravi conseguenze e ci sono regioni particolarmente colpite. Tutte le nostre autorità e il sistema di protezione civile sta eseguendo operazioni di salvataggio. La priorità è quella di salvare vite».
«Al momento non risultano vittime italiane in Venezuela», ha affermato al quotidiano “Avvenire” l’ambasciatore italiano in Venezuela, Giovanni Umberto De Vito. «Abbiamo notizia di diversi connazionali le cui abitazioni sono risultate danneggiate o addirittura distrutte».
L’Ente Friuli nel mondo, in una breve nota affidata ai social media, rivolge il pensiero «ai friulani in loco e ai tanti ormai giunti alla terza o quarta generazione. Esprimiamo vicinanza e solidarietà alle comunità coinvolte, alle famiglie delle vittime e a tutti coloro che stanno vivendo ore di apprensione e difficoltà.»
Card. Zuppi: «Servono responsabilità, solidarietà e cura»
La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana esprime vicinanza alla popolazione del Venezuela colpita da violente scosse di terremoto che hanno provocato vittime, feriti, distruzione e paura, in particolare nello Stato di La Guaira e nella regione centrale del Paese.
In un messaggio inviato a Mons. Jesús Andoni González de Zárate Salas, Arcivescovo di Valencia e Presidente della Conferenza Episcopale Venezuelana, il card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, rinnova la solidarietà alla Chiesa venezuelana e alle comunità parrocchiali e religiose impegnate accanto alla popolazione. «Seguiamo con dolore e trepidazione – scrive – le notizie che arrivano dal Venezuela. In queste ore sentiamo vicini i volti di chi piange una persona cara, di chi cerca i propri familiari, di chi è rimasto senza casa, di chi soccorre e di chi attende aiuto». Il Presidente della CEI ricorda che «ogni sofferenza, soprattutto quella dei più poveri e fragili, riguarda tutti e chiede a tutti responsabilità, solidarietà, cura». Nell’affidare al Signore le vittime, il Card. Zuppi invoca conforto per i feriti, per le famiglie colpite e per quanti hanno perso la casa, assicurando la preghiera per «autorità, sanitari, volontari, comunità cristiane e tutti coloro che, anche in mezzo alle macerie, custodiscono la vita».
Vaticano, i primissimi aiuti
La Santa Sede, intanto, fa sapere che l’Elemosineria Apostolica ha inviato un primo aiuto al Venezuela colpito nella notte da gravi scosse di terremoto. Quella destinata dal Papa è una cifra pari a 100 mila euro, decisa dopo i contatti con il nunzio nel Paese, monsignor Alberto Ortega Martín, arcivescovo titolare di Midila, e l’arcivescovo di Caracas, monsignor Raúl Biord Castillo. Anche Caritas Internationalis ha annunciato uno stanziamento di 100 mila euro per i primi soccorsi, in collaborazione con Caritas Venezuela e la sua rete di circa 30 mila volontari.
500mila Euro da fondi 8xmille
Per far fronte all’emergenza, la Presidenza della CEI ha disposto un primo stanziamento di 500mila euro dai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica: le risorse saranno utilizzate per gli interventi di soccorso immediati, coordinati da Caritas Italiana che, fin dal primo momento, è in contatto diretto con Caritas Venezuela e con la rete internazionale della Caritas. Particolare attenzione, fa sapere Caritas, è rivolta alle famiglie più fragili, ai quartieri meno visibili e alle persone accolte nelle piazze e nei rifugi temporanei. Le priorità riguardano acqua potabile, alimenti, medicinali, kit igienici e accompagnamento delle persone rimaste senza casa o in condizioni di forte precarietà. Intanto, sottolinea Caritas Italiana rilanciando l’appello di Caritas Venezuela, è importante convogliare la solidarietà attraverso canali coordinati e sicuri, evitando iniziative isolate che potrebbero risultare inefficaci o rischiose. Si sconsigliano inoltre raccolte di beni materiali in Italia.
G.L.














