La storia che ti sto per raccontare è una storia in cui la disperazione viene sbriciolata diventando polvere, mentre l’orgoglio e il coraggio sbocciano come i fiori in primavera. Quindi chiudi gli occhi, respira e vivi la storia del Friuli.
Friuli – maggio 1976
La laboriosa vita in Friuli scorre lentamente, ogni mattina, quando si riescono a intravedere le prime luci dell’alba dalle finestre delle case fatte di pietra, legno e duro lavoro, il popolo friulano viene dolcemente risvegliato dal rumore dei solenni rintocchi dei campanili. Tutti si preparano: gli adulti per affrontare una nuova giornata di lavoro e i bambini per trascorrere una giornata di studio ed esercizio a scuola. Al ritorno a casa tutti approfittano delle meravigliose giornate di primavera per fare o completare dei lavori nei propri giardini e nei propri campi. Mentre i bambini si divertono a giocare e a rincorrersi nei prati, perdendo tra una risata e l’altra, la cognizione del tempo. Tutto scorreva normalmente, ma da lì a poco quella tranquillità sarebbe stata per loro solo un dolce ricordo.
Friuli – 6 maggio 1976
Per il popolo friulano il 6 maggio è un giovedì come un altro: si percepisce un tepore che fa presagire quasi un inizio di estate, pur essendo solo all’inizio di maggio. L’accogliente profumo di erba tagliata si mescola con quello delicato dei fiori di ciliegio, il soave canto dei merli e i dorati raggi del sole, trasmettono una tranquillità quasi irreale. Ci si prepara per affrontare un’altra faticosa giornata. Le ore passano e il sole, ormai stanco, inizia pian piano a scivolare tra le verdi colline, lasciando spazio al crepuscolo che lentamente fa scorrere alla sua conclusione, nel silenzio della sera, anche questa giornata, come tante altre. Sono le 20:59, alcune delle famiglie friulane stanno ancora finendo di cenare, mentre altre stanno concludendo qualche faccenda domestica prima di lasciarsi abbandonare al meritato riposo. Gli unici rumori che si odono sono il delicato canto dei grilli e, in lontananza, i primi rintocchi dei campanili che avvisano che le nove di sera sono ormai alle porte. Nessuno può immaginare che quella normale sera di maggio stia per essere scolpita nella memoria di tutti, facendo venire la pelle d’oca al solo ricordo.
Friuli – 6 maggio 1976 – ore 21:00
Le 21:00 sono ormai scoccate, non c’è più tempo: il Friuli che tutti i friulani conoscono sta per essere distrutto in meno di un minuto, senza pietà. Il silenzio e la tranquillità che ha regnato fino ad allora vengono interrotti bruscamente da un boato proveniente dalle viscere della terra, così cupo e profondo da far gelare il sangue a chiunque lo sentisse. In un battito di ciglia, la terra lavorata con tanta fatica e su cui i friulani hanno costruito la propria casa inizia a tremare: è impossibile reggersi in piedi, le case si sbriciolano e crollano come castelli di carte, i mezzi di trasporto si scontrano tra loro o finiscono inghiottiti dalle immense crepe che si sono formate dove un attimo prima c’erano le strade, i campanili che fino a pochi secondi fa stavano scandendo gli ultimi rintocchi delle 21:00, giacono ora a terra con le lancette immobili sull’ora del terrore, i cavi elettrici vengono spezzati e tutto viene inghiottito con avidità dal tetro buio mentre lampi di colore blu squarciano l’oscurità. Le urla vengono sovrastate dal rumore delle costruzioni che si schiantano sul suolo sbriciolandosi e facendo innalzare fitte nubi di polvere. Dopo 59 terrificanti secondi la terra smette di tremare. Non si vede niente in quella densa oscurità, si percepisce solo odore di polvere e di zolfo. Mentre cala il frastuono si innalzano pianti e lamenti soffocati provenienti da sotto le macerie. Si inizia a scavare chi con le mani nude, chi con il primo attrezzo che trova, nella speranza di salvare più persone possibili. Ed è proprio lì, circondati da tutta quella terra devastata e ricoperti dalla polvere delle fresche macerie, che il popolo friulano si rialza e a testa alta si rimbocca le maniche, afferra il coraggio a piene mani e fa ciò che li è sempre stato insegnato: mette alla porta la paura e lo sconforto e affronta la situazione. Tutti si danno da fare per far risorgere il Friuli: le case rimaste intatte diventano un rifugio per le altre famiglie, chiunque è sopravvissuto presta soccorso ai feriti, si occupa di ripristinare le strade e cerca tra le macerie le persone scomparse.
Da quella notte scosse più o meno forti continuarono a far tremare il Friuli per lunghi mesi, tanto quello sciame sismico continuava ad infierire in quei luoghi già devastati, tanto più si scontrava con la tenacia e perseveranza di quel popolo friulano, che non si è mai lasciato abbattere riportando di nuovo allo splendore il suo paese passo dopo passo.
Sono friulana, orgogliosa di esserlo e spero che questa storia possa infondere la stessa forza e speranza che scorre nelle nostre vene a chiunque la legga.
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