Chiesa

Gli insegnanti di religione dal Papa: «Ci ha definiti coreografi della speranza»

«Servitori del mondo educativo, coreografi della speranza, ricercatori infaticabili della sapienza, artefici credibili di espressioni di bellezza». Sono alcune delle parole (tratte dalla lettera apostolica “Disegnare nuove mappe di speranza”) che Papa Leone ha usato per definire ed incoraggiare i circa 7 mila docenti partecipanti al terzo Incontro nazionale degli insegnanti di religione cattolica, ricevuti sabato 25 aprile in Aula Paolo VI a Roma. Era presente anche una delegazione dal Friuli-Venezia Giulia, con una quindicina di docenti partiti dal territorio della nostra diocesi e tra loro Gabriele Paravan, insegnante di scuola primaria a Udine (negli istituti Zorutti, Rodari e San Domenico). «Quelle che abbiamo ascoltato sono state parole che ci hanno molto emozionati – confida Paravan – e sentirle in una sala gremita, condividendole con i colleghi, e pronunciate dal Papa, anche lui un tempo insegnante, ha avuto un effetto ancor più forte: sono parole molto motivanti e che ci hanno anche aiutato a comprendere l’importanza del nostro compito nella scuola».

Leone XIV saluta gli insegnanti presenti in Aula Paolo VI

«Arricchendo il suo intervento con citazioni di Sant’Agostino, a lui naturalmente molto care – continua Paravan –, il Papa ha parlato tra l’altro della sete di infinito insita in ciascuna persona. Anche nel contesto dell’insegnamento della religione cattolica a scuola, ci ha ricordato Leone XIV, si può certamente aiutare a riconoscere questa voce, e questo è un grande dono da poter fare agli studenti».
Prevost ha esortato gli insegnanti di religione a farsi «maestri credibili» e coerenti, in grado di trasmettere valori «senza protagonismi né moralismi», in un mondo che rischia, con i suoi stimoli, di silenziare la voce dell’anima. Ai giovani non servono «risposte preconfezionate» alle grandi domande della vita, ma «vicinanza e onestà» da adulti autorevoli e responsabili.

Il Papa ci ha anche esortato a «non scoraggiarci di fronte alle difficoltà – ricorda ancora Paravan – a cercare di rendere la scuola un ambiente bello, in cui gli alunni possano sentirsi liberi di esprimersi, di porre delle domande e soprattutto trovarsi poi davanti delle persone che sappiano ascoltarle, che sappiano accogliere talvolta anche i loro silenzi, coltivare il pensiero critico, formare all’ascolto del cuore».

Quanto di tutto questo è presente oggi nella scuola? «Io incontro moltissimi colleghi che danno il massimo ogni giorno – risponde l’insegnante – e cercano sempre nuove vie per aiutare gli alunni a trovare quegli strumenti che consentono la migliore espressione di sé. Penso che la scuola abbia tante potenzialità. Noi cerchiamo di fare il massimo. Papa Leone senz’altro ci ha dato uno sprone in più».

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