In occasione dei 50 anni dal terribile terremoto del 1976, ho intervistato mio nonno per farmi raccontare cosa è successo in quei giorni così difficili.
La cosa che mi ha colpito di più non è stata la paura, ma quello che ha fatto dopo per aiutare gli altri.
Mio nonno allora aveva solo 22 anni. Quando la terra ha smesso di tremare, invece di stare a guardare, ha deciso di rimboccarsi le maniche. Insieme a tre suoi amici, è partito subito per andare a fare volontariato ad Osoppo, una delle zone dove il terremoto aveva distrutto quasi tutto.
Mi ha raccontato che per dormire usavano le tende, perché le case o erano distrutte o non erano sicure. La notte faceva un po’ impressione: mi ha detto che pensava di lasciare tutte le porte aperte, così se arrivava un’altra scossa poteva scappare subito in strada!
Anche se poi è dovuto partire per lavoro, nei giorni in cui è rimasto in Italia ha dato tutto l’aiuto che poteva. È stato molto coraggioso a dormire nelle tendopoli e a stare vicino alle persone che avevano perso la casa e cercavano i loro cari sotto le macerie. Oggi mio nonno dice a noi giovani che dobbiamo sempre stare attenti e sapere cosa fare se c’è un terremoto, ma io ho imparato anche un’altra cosa: che nelle difficoltà non si è mai soli se ci sono persone generose come lui e i suoi amici.
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