AttualitàPedemontana

La testimonianza da Gemona. «In preghiera per zia Maria Pia e i cuginetti morti sotto le macerie»

Ha seguito l’intera cerimonia di domenica 3 maggio alla Caserma Goi Pantanali di Gemona del Friuli, faticando a trattenere le lacrime. Con lo sguardo fisso all’altare per tutta la durata della Messa ha pregato – come da invito del cardinale Matteo Maria Zuppi che ha presieduto la celebrazione in occasione del 50° anniversario del terremoto – per quanti la sera del 6 maggio hanno perso la vita sotto le macerie. A fatica, con grande commozione, Marie Francis Girardo accetta di raccontare il dramma che ha sconvolto la sua famiglia. Nel crollo della casa è morta la zia, Maria Pia Calderini, appena 36enne, e i suoi due bambini, i cuginetti Giovanni e Lisa, rispettivamente 9 e 6 anni. «Gli unici sopravvissuti sono stati lo zio Antonio-“Tonin” e mio cugino Franco Zearo, che è del 1965».

Marie Francis, di professione infermiera, ora abita a Gemona, dove si è trasferita 40 anni fa, lasciando il Canada. «Mia mamma era originaria di qui, io e i miei fratelli siamo nati e cresciuti a Toronto, così come i miei cugini che poi, con gli zii, si erano trasferiti in Friuli per gestire il bar trattoria di famiglia “da Blanc”».

Marie Francis Girardo alla Messa di domenica 3 maggio, celebrata dal cardinale Zuppi, alla Caserma Goi Pantanali di Gemona

Il dramma del 6 maggio 1976 Marie Francis lo ha vissuto oltreoceano, attraverso la televisione. In casa Girardo, infatti, la notizia del terribile sisma si è appresa dal telegiornale. «Non appena compreso quanto era accaduto la mamma ha chiamato subito in Italia. Più e più volte, ha provato e riprovato, ma dal telefono degli zii non c’è stata alcuna risposta…».

Giusto il tempo di organizzarsi, ricorda Marie Francis, affidando i tre figli ad altri parenti (dalla parte del padre), i genitori hanno deciso di partire immediatamente alla volta del Friuli. «Percependo la portata della tragedia hanno riempito le valigie di quanto avrebbe potuto essere utile a chi aveva perso tutto. Ricordo che il titolare di mio padre, proprietario di un negozio di prodotti per la casa, gli aveva dato tantissima roba…».

La compagnia aerea Alitalia mise a disposizione voli gratuiti per tutti i friulani che volevano rientrare nella propria terra, molti in cerca di parenti di cui non riuscivano più ad avere notizie. È così che i genitori di Marie Francis sono arrivati in Friuli, appena qualche giorno dopo il 6 maggio. E una volta a Gemona davanti ai loro occhi hanno trovato solo un’enorme distruzione. «Ed è così che la tragica notizia della perdita di quasi tutta la famiglia dei nostri cuginetti, con cui eravamo cresciuti assieme a Toronto, è arrivata fino a noi». L’abitazione, nella centrale via Dante, al piano superiore dell’attività “Da Blanc” si era infatti sbriciolata in un mucchio di macerie. «Abbiamo saputo che la zia, alla prima scossa, è corsa su per le scale per prendere i bambini e metterli in salvo. Ma alla seconda scossa tutto è crollato… Qualcuno ha detto di aver sentito Lisa che da sotto le macerie chiamava la mamma, ma quando sono arrivati i soccorsi li hanno trovati tutti tre morti. Così, in un attimo zio “Tonin” e Franco si sono ritrovati da soli. Non è stato facile…».

Per oltre un mese i genitori di Marie Francis sono rimasti a Gemona, a dare una mano. «Il papà andava nelle case mezze distrutte ad aiutare la gente a recuperare il possibile. Non aveva paura, è sempre stato spericolato…». Originario di San Vito al Tagliamento, vive ancora a Toronto (dove aveva conosciuto la futura moglie) e a settembre compirà 93 anni. «Io oggi sono qui anche per lui, per i parenti che sono in Canada e per mio cugino Franco che vive negli Stati Uniti. La mia preghiera, nel ricordo di zia Maria Pia, di Giovanni e Lisa, e pure di tutti i mille morti del terremoto, è anche la loro, che non sono potuti rientrare per l’occasione. Ci sentiamo particolarmente uniti nel ricordo di chi non c’è più e un pezzo del mio cuore è qua tra tutti quelli che hanno vissuto questo momento terribile e tra i tanti volontari che sono poi venuti ad aiutare».

Monika Pascolo

Articoli correlati