Il calendario segnava giovedì 6 maggio 1976.
Era una giornata di primavera come tante altre, quasi dolce.
L’aria tiepida entrava dalle finestre aperte e si sentiva il profumo dell’erba appena tagliata nei campi intorno a Gemona.
Nulla faceva presagire che alle ore 21:00 la nostra terra, il Friuli, sarebbe stata scossa con una violenza incredibile.
Ero in cucina a finire i compiti.
Mia madre stava lavando i piatti e mio padre leggeva il giornale. Poi, il silenzio della sera è stato interrotto da un boato sotterraneo, un ruggito che sembrava venire dalle viscere della terra.
Non è stato un semplice terremoto: per quasi un minuto, che sembrava un’eternità, il pavimento si è trasformato in un mare in tempesta.
Mentre cercavamo di raggiungere la porta, la luce si è spenta.
Nel buio, sentivo il rumore dei piatti che si rompevano, dei mobili che scivolavano e fuori il fragore dei muri che cedevano.
“Fuori! Tutti fuori!” gridava mio padre.
Siamo riusciti a raggiungere il prato proprio mentre una nuvola di polvere bianca si alzava dalle macerie delle case vicine, coprendo ogni cosa.
Quella notte, il Friuli scoprì la sua fragilità, ma anche la sua dignità.
Sotto la luce delle torce e dei fari delle auto, abbiamo iniziato a scavare.
Non c’erano distinzioni: operai, contadini, giovani e vecchi lavoravano insieme con le mani nude, nel silenzio rotto solo dai richiami di chi cercava i propri cari.
Non c’era spazio per le lamentele, solo per il lavoro.
Nei giorni seguenti, tra le tende e il fango, è nato il “Modello Friuli”.
Mentre il mondo ci guardava con pietà, noi rispondevamo con i fatti.
Le chiese erano crollate, le fabbriche erano distrutte, ma la volontà della gente era rimasta intatta.
Ricordo i manifesti scritti a mano sui muri rimasti in piedi: “Il Friuli ringrazia e non dimentica”.
Oggi, a distanza di cinquant’anni, quel 6 maggio resta una cicatrice profonda ma pulita.
Siamo figli di quella polvere e di quel coraggio, custodi di una memoria che ci ricorda ogni giorno che dalle macerie più pesanti può nascere la speranza più grande.
Nelle edizioni de La Vita Cattolica dei giorni 7, 13 e 20 maggio 2026 è presente un coupon per la votazione delle opere del concorso “1976. Racconti per ricordare”. I coupon vanno inviati entro il 24 maggio (anche cumulativamente) all’indirizzo: UNPLI Friuli Venezia Giulia APS – Piazza Manin, 10 – 33033 Passariano, Codroipo (UD). È possibile cumulare diversi coupon in un’unica spedizione.













