Montagna

Malghe. L’arcivescovo in visita agli alpeggi di Ampezzo e Sauris

Sabato 1° agosto mons. Pietro Piller accompagnerà l’arcivescovo mons. Riccardo Lamba nella tradizionale visita pastorale alle malghe di Ampezzo e Sauris. Siamo, infatti, nel cuore dell’alpeggio ed i malgari costituiscono un popolo di particolare radicamento nella fede, ma d’estate, è comprensibile, la pratica religiosa per loro è logisticamente problematica. Ecco perché mons. Piller, parroco di Ampezzo, di Sauris e di altre comunità, sale lui stesso in quota per portare il conforto dei sacramenti. Come, del resto, fanno altri parroci.

130 malghe in Friuli

Ma qual è oggi il patrimonio malghivo del Friuli? Le imprese, se così vogliamo chiamarle, sono 130 circa, risultavano il triplo agli inizi del Novecento. Ogni estate vengono monticati circa 8.000–10.000 capi, prevalentemente bovini (vacche da latte, manze e giovani bovini), ai quali si aggiungono ovini, caprini ed equini. Il numero varia ogni anno in funzione dell’andamento climatico e delle disponibilità di pascolo. La maggior parte delle malghe è concentrata in Carnia, Canal del Ferro-Val Canale e nelle Prealpi Carniche e Giulie. Le razze più diffuse sono Pezzata Rossa Italiana, Bruna Italiana, Frisona Italiana, Grigio Alpina, in misura minore Pinzgauer, Pustertaler e alcune razze da carne come la Limousine.

Produzione da 6 milioni di Euro. Ma anche tanto altro

Negli ultimi anni è aumentata la presenza di greggi ovini transumanti, spesso provenienti anche da fuori regione, impiegati per il mantenimento dei pascoli e il contenimento dell’avanzata del bosco.
Durante la stagione d’alpeggio (circa 90-100 giorni) le 2.000 vacche in lattazione producono quotidianamente una media di 12-16 litri di latte, inferiore rispetto al fondovalle. Si può dunque ipotizzare una produzione complessiva di circa 3 milioni di litri di latte nell’intera stazione. E di formaggio di malga? Intorno ai 3 mila quintali, considerando una resa di circa 10 litri di latte per 1 kg di formaggio. Ma anche 40 tonnellate di ricotta e 30 di burro. Si calcola, pertanto, che il solo valore della produzione casearia estiva possa superare i 6 milioni di euro. Ma le malghe svolgono anche un ruolo fondamentale nella manutenzione di oltre 10.000 ettari di pascoli alpini, contribuendo a limitare l’avanzata del bosco e a conservare il paesaggio tradizionale.

Gli ostacoli: clima, predatori e costi

Quest’estate in malga è caratterizzata da alcuni problemi. Il principale è dato dalle temperature elevate e dai periodi con scarse precipitazioni che riducono la crescita dell’erba, anticipano l’essiccamento dei pascoli e diminuiscono la disponibilità d’acqua in alcune malghe. Una situazione, questa, che può costringere gli allevatori a integrare con fieno o a ridurre il carico di bestiame.

Altro problema: la predazione da parte dei grandi carnivori. La presenza del lupo è ormai stabile in gran parte dell’arco alpino friulano. Gli allevatori segnalano la necessità di maggiori investimenti in recinzioni elettrificate, cani da guardiania e sorveglianza continua, con un aumento dei costi di gestione. Anche per quest’estate, poi, è stato difficile trovare malgari e casari esperti.

E rimangono alti i costi di trasporto, manutenzione delle strutture, energia e materiali, comprimendo i margini economici delle aziende. Si sa che alcune malghe necessitano di interventi sulle strade d’accesso, sugli acquedotti e sulle strutture. L’aumento di escursionisti e ciclisti rende più frequenti i problemi legati a cani lasciati liberi, cancelli aperti, interferenze con il bestiame e difficoltà nella convivenza con i cani da guardiania.

F.D.M.

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